Patriarcato di Venezia - Ufficio per la Pastorale della Salute

    Testamento Biologico 4

Direttore:  Mons Dino Pistolato

 

 

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11 febbraio 2011

XIX Giornata Mondiale

del Malato

La preghiera

 

 

EDUCARE ALLA SALUTE, EDUCARE ALLA  VITA

4. NUOVA  ALLEANZA DEL CUORE

Mons. Gianfranco Ravasi, biblista 

Documenti connessi:

1introduzione

2 ragioni nodi prospettive

3 alleanza terapeutica

4 alleanza del cuore

 

Girolamo da Santa Croce. La resurrezione

TESTAMENTO BIOLOGICO

4. NUOVA  ALLEANZA DEL CUORE

Mons. Gianfranco Ravasi, biblista

    “ Darò loro un cuore nuovo, uno spirito nuovo immetterò in loro.  Strapperò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne “  ( Ezechele  11,19 )

   Il profeta Ezechele, mentre pronunciava questo oracolo di speranza davanti agli ebrei esuli “lungo i fiumi di Babilonia”, ove erano stati deportati dal re Nabuccodonosor, si riferiva alla dichiarazione di un altro profeta a lui contemporaneo, anche se antecedente alla sua missione, Geremia, il quale aveva riportato queste parole del Signore: “Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò nel loro cuore” (31, 33).Non più, quindi, la lapide incisa dal dito di Dio al Sinai col Decalogo, come si dice nella Bibbia, bensì una tavola viva, scritta da Dio, quella del “cuore”, ossia della coscienza.

   E’ ciò che proclama Ezechele con forza, immaginando il Signore all’opera come per una nuova creazione. Eccolo, infatti, squarciare simbolicamente il petto dell’uomo e strapparvi un cuore ormai inerte, divenuto simile ad un sasso, principio di morte e di male, per trapiantarvi un cuore pulsante e palpitante, capace di riportare in azione il flusso vitale. Ecco, anzi, un altro atto che Dio compie. Se il cuore era bloccato, il cuore umano si era ormai ridotto a  un cadavere. Il Creatore, allora, come era accaduto agli inizi dell’esistenza della sua creatura, insuffla ancora il suo spirito vitale, così che quel cadavere ritorni a respirare e palpitare.

   Un’immagine potente, quindi, che segnala in modo esplicito una vera e propria “resurrezione” che dà il via a quella che Geremia – nel passo a cui rimanda Ezechele – aveva chiamato la “nuova alleanza”, la nuova relazione d’amore e di intimità tra Dio e l’umanità, una relazione fondata sul “cuore”, che nel linguaggio biblico indica la coscienza e l’interiorità. Non più tavole esterne da rispettare nella paura della pena in caso di violazione, non più un’imposizione legale estrinseca, bensì un’adesione personale e libera del “cuore”, cioè nella volontà, nell’intelligenza, nell’affetto e nell’azione.

   Come affermava lo scrittore ebreo tedesco praghese Franz Werfel, nella sua biografia romanzata del profeta Geremia, Ascoltate la voce ! (1937), l’originalità assoluta della fede biblica è tutta in questa “nuova alleanza” del cuore che fa vivere l’uomo della stessa vita di Dio, con un cuore che batte all’unisono con quello divino.

 

LO  SPIRITO  DA’  VITA,  LA  LETTERA  UCCIDE

 

   Siamo ministri non della lettera, ma dello Spirito: la lettera, infatti, uccide, è lo Spirito che dà vita”. ( 2Corinzi 3,6)

   Questa frase  paolina, così icastica e divenuta quasi un proverbio, è stata rinverdita  soprattutto ai nostri giorni per definire il vizio che sta alla base del cosiddetto “fondamentalismo”. Aggrappati alla”lettera” del testo sacro, alcuni mussulmani o indù, ma anche cristiani, brandiscono asserti delle loto Scritture quasi fossero spade, un po’ come si ha in un Salmo biblico “marziale”: “L’oracolo di Dio nelle loro gole e la spada a due tagli nelle loro mani per compiere vendetta tra i popoli e punire le genti” (149,7).

   Una via paradossalmente più facile per testimoniare la loro religione di quanto sia la fede genuina. Diceva giustamente uno scrittore agnostico argentino, Jorge Luis Borges: “ E’ più facile morire per una religione che viverla con fedeltà ogni giorno”. C’è, dunque , una profonda verità nel detto paolino così come suona a prima vista.

   Ma le parole di Paolo, ritmate sul contrasto “lettera- Spirito”, mirano ad altro, come si  intuisce nel contesto di questa frase così incisiva e suggestiva. Infatti, l’Apostolo condanna una religiosità che si àncora all’osservanza rigida e frigida della Legge biblica, nella convinzione che essa ci meriti la salvezza: in pratica, Dio sarebbe solo un notaio che deve certificare che noi abbiamo punti sufficienti per essere ammessi alla felicità del suo Regno. In realtà, la salvezza che egli ci offre è molto più alta rispetto a quanto noi riusciamo a raggiungere con la nostra osservanza “letterale” dei precetti morali. Si tratta, infatti, dell’adozione a figli, della partecipazione alla sua stessa vita divina, alla sua eternità luminosa. Ora, tutto questo va ben oltre la nostra capacità, è per eccellenza “grazia”, è appunto dono dello “Spirito che dà vita”. Tocchiamo, quindi, con questa dichiarazione così folgorante il cuore del pensiero paolino, il centro della religione cristiana, che vede il primato della grazia a cui, certo, deve rispondere la scelta libera dell’adesione di fede.

    A questo punto vogliamo, però, aggiungere un’altra frase paolina omogenea, anch’essa molto viva e palpitante, riportata poche righe prima nello stesso scritto indirizzato da Paolo ai Corinzi: “La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori …, lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori.” (3,2-3).

   L’accostamento che abbiamo fatto è libero perché in greco sono diversi i due vocaboli: la “lettera” che uccide è detta gramma (parola che dà origine al nostro termine “grammatica”), mentre la “lettera” vivente che è costituita dai fedeli di Corinto e che è scritta nei loro cuori e in quello di Paolo, è chiamata epistolé. E’, però, comune il ricorso allo Spirito che è vivente e che dà vita e rende il cristiano una sorta do Bibbia viva e parlante, proprio attraverso la sua testimonianza di vita.

 

 

 

   

 

 

 

 

 

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Aggiornato il: 15 dicembre 2009