|





11 febbraio 2011
XIX Giornata Mondiale
del
Malato
La
preghiera
| |
Questa sezione è riservata a interventi, messaggi, indirizzi con
caratteristiche di tipo teologico - pastorale.
Potete leggere le
riflessioni teologiche cliccando sulle immagini o sui titoli del menu a
sinistra.
|
|
|
|
|
SE Card Angelo Scola
Patriarca di Venezia |
Apriamo questa sezione con un importante contributo del nostro Patriarca: Il messaggio in occasione della festa del Redentore 2009, 'L'umana
sofferenza e l'Opera del Redentore'.
"Nella vicenda storica dolore e sofferenza, come una tragica fenice, sempre
risorgono in forme nuove dalle loro ceneri. A tal punto che l’uomo è
tentato di chiamare Dio a discolparsi per l’esistenza del dolore nel
mondo. La tradizione cristiana, ma anche il pensiero occidentale (si pensi
a Leibniz), registrano continui tentativi di “giustificare” Dio in
proposito. Per non attribuire il male a Dio stesso o per non considerarlo
un principio originario indipendente da Dio - cioè per non compromettere
la bontà di Dio e per non limitare l’assolutezza della libertà divina
-, la dottrina tradizionale ha affermato che Dio permette il male a fin di
bene. Lo fa per provare l’uomo, per purificarlo o addirittura per far
emergere la bellezza del bene ed esprimere l’intera ricchezza del cosmo
(Agostino, Tommaso).
La tesi espressa con la categoria della “permissione del male” doveva
trovare altre strade perché le ragioni richiamate sono, a gradi diversi,
insufficienti o addirittura inaccettabili."
|
|
|
Mons
Dino Pistolato |
Segue una riflessione di Mons Dino Pistolato: Alla
fine di una vita.
"Ciò che maggiormente spaventa è il dolore, sia quello fisico, che
quello “spirituale”: si teme che il proprio congiunto soffra, si ha
paura del proprio soffrire di fronte al pensiero della perdita di un
congiunto, di un amico. Questa paura del “nostro” soffrire ci porta,
alle volte, a proiettare sull’ammalato un’idea di “rispetto”, di
“pietas”: non fare soffrire l’ammalato innescando un acceleratore,
quasi un voler “correre incontro” il più rapidamente possibile al
culmine del dolore, per poi andare oltre e poterlo dimenticare. Manca
un’autentica visione del volere il vero bene dell’ammalato a
prescindere dalla fatica che noi dobbiamo pagare.
"
|
|
|
Mons Elio Sgreccia |
Mons Elio Sgreccia, ci propone una serie di
riflessioni : L’assistenza al
morente: istanze etiche
"La
dialettica tra norme e valori deve essere di sinergia, cioè dobbiamo scavare le
norme tenendo sempre presenti i valori. Altrimenti l’etica diventa una
precettistica arida e talvolta senza anima e senza giustificazione. Ciò è
particolarmente doveroso nell’assistenza al malato terminale, morente: in esso
sono coinvolti i valori supremi della persona e della società: vita e morte.
E’ il momento dell’incontro tra il termine ella vita, e quindi l’istante
della morte, e la società, attraverso la famiglia, la chiesa che porta il suo
aiuto al morente o la comunità religiosa di qualunque religione si tratti.
Anche la solidarietà sociale ed ecclesiale si sentono in questo momento
chiamate e coinvolte. In altre parole tutti i valori che sono propri della
persona umana confluiscono attorno al momento che stiamo per esaminare."
|
|
|
|
Mons Gianfranco Ravasi |
Mons Gianfranco Ravasi, ci fa una
proposta forte : La Nuova Alleanza del Cuore
“ Darò loro un cuore nuovo, uno spirito nuovo immetterò
in loro. Strapperò dal loro
petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne “ (
Ezechele 11,19 )
|
|
|
|