Mentre nell’area teologica
di questo sito il Messaggio pontificio “ Se
vuoi la pace, custodisci il creato” è integralmente
consultabile, alcune riflessioni sul messaggio stesso, sulla Lettera
apostolica Caritas in veritate ed altri interventi di Benedetto XVI,
inerenti l’ecologia ambientale e l’ecologia
umana, sono contenute nei paragrafi 5-7 di questa
nota.
2.
La
“tutela della salute”
Con la Riforma Sanitaria
del 1978 (legge 833 del 23/12/’78) l’attenzione ai problemi della
salute non è più una questione riservata agli “addetti ai lavori”,
ma viene riconosciuta come una questione di
interesse dell’intera comunità.
La “socializzazione”
del problema della salute e della malattia, la dilatazione delle strutture
e dei servizi, le finalità preventivo- educative e non soltanto
diagnostico-curative implicite nel concetto di tutela
della salute, fanno della questione salute una componente
“normale” della vita delle persone, per cui è necessario rendere
consapevoli i cittadini e, dunque, responsabili della propria e altrui
salute. In una parola i cittadini da “consumatori passivi” dei servizi
sanitari, devono divenire “attori corresponsabili” del bene
comunitario che è la “salute”, intesa non più
come semplice assenza di malattia, ma come
“una condizione di armonico equilibrio fisico e psichico della persona,
dinamicamente integrato nel proprio ambiente naturale e sociale”
3.
Il valore “salute”
C’è stata un’evoluzione storica nella definizione di salute,
evoluzione sollecitata dall’approfondimento scientifico-medico e,
insieme, dallo studio delle connessioni tra persona e ambiente.
Oggigiorno registriamo
l’incremento di una forte domanda di salute sia sul versante della
medicina tradizionale che della medicina alternativa, come pure nella cura
del corpo e nella ricerca del benessere, avendo assunto i concetti di
salute e di malattia un’accezione più vasta che in passato.
Il
concetto di salute ha acquisito nuove e importanti connotazioni.
Non è più inteso come semplice assenza di disturbi fisici e organici ma coinvolge
le dimensioni psichiche e spirituali della persona, estendendosi
all’ambiente fisico, affettivo, sociale e morale, in cui la persona vive
ed opera; inoltre è avvertito un profondo rapporto tra salute, qualità
della vita e benessere dell’uomo.
In una parola, oggi non
ci si accontenta più di vivere, ma si vuol vivere pienamente.
In analogia con quello di
salute, anche il concetto di malattia si è
ampliato. Perché non è solo presenza di disturbi fisici ed organici, ma è
intesa come malessere esistenziale, conseguenza di determinate scelte di
vita, di spostamenti di valori e di errori di gestione dell’ambiente
naturale umano.
Questa nuova visione
olistica evidenzia che la salute o la malattia non interessano una sola
dimensione dell’uomo, ma la persona nella sua globalità,
ovvero tiene conto delle dimensioni fisica,
psichica, mentale, familiare e sociale, spirituale.
Solo quando tutte le
dimensioni componenti la persona umana trovano equilibrio e stabilità,
l’uomo può affrontare difficoltà e avversità. Di conseguenza è
necessario superare, da una parte, il limite presente in molti di
considerare le varie dimensioni della persona solo giustapposte e non
inscindibilmente unite, ricordando che ogni distinzione tra corpo, psiche,
spirito, affetti, sentimenti contribuisce a creare divisioni e malessere.
Dall’altra è opportuno correggere la forte accentuazione che,
soprattutto nella cultura odierna, è assegnato al corpo.
In questa prospettiva,
oggi occorre comunicare un’idea di salute più ampia, fatta di tante
sfaccettature che come un puzzle, ognuno di noi compone per costruire una
vita equilibrata e sana per sé e per chi gli sta vicino. Una presa di
coscienza individuale orienta alla prevenzione e al mantenimento dello
stato di salute, che è considerato, lo ripetiamo, un equilibrio tra le
componenti mentale, emozionale, spirituale e fisica della persona, tra
loro interconnesse. Equilibrio che comporta un continuo dinamismo di
stimoli e di risposte, di ricerca continua di nuovi equilibri relazionali,
anche in rapporto con l’ambiente naturale e sociale in cui viviamo.
Nella definizione di “salute”,
precedentemente data, viene considerato il fattore ambiente,
diventato di grandissimo rilievo nello studio dell’origine delle
malattie e nella valorizzazione dell’ecologia. Evidentemente per
ambiente va inteso non soltanto l’ambiente geografico – fisico, ma
anche quello familiare e sociale.
Soltanto in una visione
adeguata dell’importanza dell’ambiente, per altro, è possibile fare
della medicina preventiva vera e propria.
Ma l’importanza più
eclatante di questa definizione sta soprattutto nel fatto che
l’equilibrio dinamico della persona viene a dipendere in buona misura
anche dalle scelte della persona stessa.
Indubbiamente non tutti
gli equilibri, specialmente quelli intrapersonali, dipendono dal soggetto,
per cui malattie insorgono e insorgeranno sempre anche contro la volontà,
la prevedibilità e la difesa del soggetto singolo e della società.
Ma è altrettanto
indubbio che molte malattie e debilitazioni dipendono dalle scelte libere e dalle scelte
dei valori che siano in grado di mantenere l’equilibrio dinamico
e di crescita del singolo e della società. E’ qui chiamata in causa la responsabilità
umana.
4.
I “determinanti della
salute”
Già nel 1948
l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) aveva definito “la
salute come stato di
completo benessere fisico, mentale e sociale, e non consistente in
un’assenza di malattia”
Questa
definizione, contenuta nella costituzione dell’O.M.S., rappresentava una
profonda revisione delle comuni interpretazioni del concetto di salute in
quanto non affidava più la salute al solo intervento sanitario, riferito
sostanzialmente all’obiettività fisica dell’individuo, ma la
collocava in un contesto più ampio comprendente problematiche
psicologiche e sociali che
implicano di per sé il rapporto fra individuo e società.
I principi sanciti dalla
costituzione dell’O.M.S. hanno introdotto una fondamentale innovazione
che specifica il rapporto dello stato di salute con l’ambiente
fisico e sociale.
Il ruolo attivo del cittadino, quindi può produrre profonde modifiche
nell’ambiente stesso secondo le proprie reali necessità attraverso la
maturazione di una coscienza individuale e collettiva.
Studi epidemiologici protratti negli anni e tuttora in corso hanno
messo in evidenza che per una corretta promozione della salute occorre
capire e agire sui “determinanti
della salute”, ovvero su gli investimenti
che permettono di condizionare lo sviluppo della salute. Di questi i
quattro gruppi principali, secondo gli esperti dell’O.M.S. , sono: i determinanti
genetici, ambientali, sociali ed economici.
4.1. Determinanti
genetici
Il programma di ricerca sul genoma umano – volto a tracciare
una mappa di tutti i geni dell’uomo e ad individuarne gli effetti
fisiologici e patologici – prosegue in tutto il mondo. La genetica si
presenta al giorno d’oggi con un duplice volto: da un lato quello
positivo, comune ad altre scienze, dotato di connotazioni sia conoscitive
che applicative, volte a fare luce, a migliorare la vita anche con
interventi di ingegneria genetica; dall’altro quello negativo ed
inquietante sia in termini etici che in quelli materiali, di un possibile
carica distruttiva nei confronti della natura e della stessa essenza
umana.
Se da una parte si sono
aperte le speranze per la correzione terapeutica di corredi cromosomici
alterati, debellando malattie genetiche, d’altro canto si sono aperte le
vie per alcune frontiere cariche di problemi e interrogativi, oggetto di
studio della bioetica. Che a partire dalla descrizione del dato
scientifico, biologico e medico, razionalmente esamina la liceità di un
determinato intervento. La bioetica, dunque, “disegna un universo molto
più inclusivo di quello rappresentato dal regno della medicina” (Reich)
Sono questi complessi
argomenti di bioetica che la Chiesa, esperta in umanità, costantemente
segue nei suoi sviluppi, sui quali sono stati scritte numerose opere
scientifiche e documenti magisteriali.
4.2.
Determinanti
ambientali
Il vocabolario
definisce “ ambiente
“ l’insieme delle condizioni/risorse fisico – chimiche e biologiche
che permettono e favoriscono la vita degli esseri viventi.
Ma esse sono risorse
finite e l’uomo tende a sfruttarle senza rendersi conto di questa loro
intrinseca limitatezza. A differenza delle risorse riproducibili, le
risorse naturali e ambientali sono solo rigenerabili mediante i cicli
naturali. Se l’uomo le sfrutta al di là delle loro capacità di
rigenerazione, esse tendono ad esaurirsi ed a mettere in discussione la
prosecuzione della vita stessa sulla terra.
“La
problematica dell’ambiente è complessa. Si potrebbe dire che è un
prisma dalle mille sfaccettature. Le creatura sono differenti le une dalle
altre e possono essere protette, o, al contrario, messe in pericolo in
modi diversi, come ci mostra l’esperienza quotidiana” (Benedetto
XVI, Discorso al corpo diplomatico, gennaio
2010)
In questo sta la
drammaticità del problema ecologico del nostro tempo, evidenziata oggi
dalla sempre più netta percezione della globalità dei problemi
ambientali, come esemplificato da quello del cambiamento climatico, legato
alla crescente concentrazione di emissioni di anidride carbonica e altri
gas “serra” nell’atmosfera per effetto dell’uso industriali
crescente di combustibili fossili, i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di
produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle
falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi
naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali.
Altrettanta attenzione va
poi rivolta alla questione ormai planetaria dell’acqua ed al sistema
idrogeologico globale, il cui ciclo riveste una primaria importanza per la
vita sulla terra e la cui stabilità rischia di essere fortemente
minacciata dai cambiamenti climatici
Sfruttando l’ambiente
al di là dei limiti consentiti dalla capacità di assimilazione e di
rigenerazione della natura, le generazioni presenti promuovono lo sviluppo
economico soddisfacendo i propri bisogni, ma ne mettono in discussione la
stessa possibilità per le generazioni future: rendono cioè lo sviluppo
economico insostenibile.
L’ambiente è un tipico
bene pubblico; l’egoismo individuale spinge a far sì che siano gli
altri a preoccuparsi dell’ambiente, spinge ad un atteggiamento
irresponsabile che, se seguito dalla maggior parte delle persone di una
società, porta inevitabilmente alla compromissione e alla distruzione
dell’ambiente stesso. Di fronte all’ambiente e alla natura appare con
tutta evidenza che il fattore cruciale per la loro preservazione sta in
una forte
motivazione morale che presieda
alla responsabilità del comportamento individuale.
La destinazione universale dei beni appare come un’esigenza etica
che scaturisce intrinsecamente dalla natura stessa dei problemi.
Sappiamo che ci sono
meccanismi economici di tipo mondiale e regionale, che mirano al profitto
e che producono distruzione non soltanto di una razza rara di uccelli o di
pesci, ma della salute dell’uomo, i quali non possono essere sconfitti
senza un intervento pubblico non solo nazionale, ma sovranazionale. Per
avere un’idea dell’ampiezza del problema si pensi all’incidenza
degli effetti delle manipolazioni ambientali sulle malattie degenerative,
la malattie distruttive come la dipendenza dalla droga, le malattie
mentali spesso prodotte ed
aggravate da una devastazione ecologica o da un inquinamento culturale e
morale, da rottura di equilibri sociali e sanitari a scopo di profitto.
Nel messaggio per la
Giornata Mondiale della Pace del 1990 Giovanni Paolo II scrive: “
I concetti di ordine nell’universo e di eredità comune mettono entrambi
in rilievo che è necessario un sistema di gestione delle risorse della
terra meglio coordinate a livello internazionale” (n. 19), inoltre
“ la crisi ecologica pone in
evidenza l’urgente necessità di una nuova solidarietà specialmente nei
rapporti tra i paesi in via di sviluppo e i paesi altamente
industrializzati “ (n. 10).
L’educazione alla responsabilità è la chiave per affrontare
seriamente la questione ecologica. Punto fondamentale di tale educazione
è, il riconoscimento della destinazione universale dei beni, il
riconoscimento cioè che “ alla
radice dell’insensata distruzione dell’ambiente naturale c’è un
errore antropologico purtroppo diffuso nel nostro tempo”, per cui
“ l’uomo finisce per provocare
la ribellione della natura piuttosto tiranneggiata che governata da lui”
( Giovanni Paolo II,
Centesimus annus, n. 37). Inevitabili
e drammatiche le ripercussioni sulla salute
di tutti e di ciascuno.
4.3. I
determinanti sociali ed economici
“ La salute è fondamentale diritto dell’individuo e interesse della
collettività, per cui è preminente dovere della società porre il
cittadino in condizioni di sicurezza che consentano una libera e
responsabile manifestazione della sua personalità “
(O.M.S.)
Partendo da questo
postulato, la salute va considerata non solo come sviluppo delle
condizioni per il miglioramento della qualità della vita, ma soprattutto
“ una risorsa chiave per uno sviluppo sociale ed economico equo e
sostenibile. Di conseguenza investire per la salute significa anche
investire nello sviluppo e nei diritti umani” (O.M.S.)
La meta del nuovo millennio per l’O.M.S. è la riduzione del 50 %
della povertà e, dunque, dell’esclusione sociale. Gli investimenti per
la salute sono molto importanti non solo per la salute, ma anche per lo
sviluppo sociale ed economico. Uno studio dell’O.M.S. ha dimostrato che
il binomio “sviluppo – salute” ha un’enorme importanza
anche nei Paesi più poveri. Trentaquattro dollari pro capite, ad esempio,
permettono di migliorare del 5 % in più le aspettative di vita di una
popolazione dei Paesi più poveri. Gli investimenti per la salute sono
dunque un’ottima risorsa per lo sviluppo sociale ed economico di una
popolazione.
Per quanto riguarda i
cinquantadue Paesi siti nel
continente europeo, la cui popolazione è complessivamente di 900 milioni
di persone, lo studio ha evidenziato che fino al 1970 l’aspettativa di
vita alla nascita era abbastanza omogenea. Dopo il 1970 si è avuto un
divaricamento a forbice: si sono perduti 6 – 7 anni di spettanza di vita
là dove è crollata l’economia e pertanto il welfare, cioè il
benessere, la prosperità sociale. Due esempi chiariscono il concetto.
In Russia la seconda
guerra mondiale non ha inciso così tanto come l’attuale incapacità di
gestire lo sviluppo e, pertanto, con gravi ripercussioni sulla salute
della popolazione. Altrettanto si può dire dei Paesi
sottoposti al dominio sovietico fino al 1989. Altro esempio: la
città di Glasgow in Scozia è divisa dal fiume che l’attraversa in una
zona occidentale ed una orientale. Lo studio ha messo in evidenza che tra
le due aree della città, occidentale ed orientale, vi è una differenza
di spettanza di vita di dieci anni tra le due popolazioni residenti per
l’inquinamento atmosferico ed il degrado dei quartieri di una
delle due aree cittadine.
Numerose sono state le
Lettere apostoliche che si sono occupate dei problemi sociali e, dunque,
dei determinanti sociali ed
economici della salute. Basti ricordare la Rerum novarum di Leone XIII ( 1891), la Quadrigesimo anno di Pio XI (1931), la Mater et magistra di Giovanni XXIII (1961), la Populorum progressio di Paolo VI (1971), la Sollecitudo rei socialis di Giovanni Paolo II (1987), la Centesumus
annus di Giovanni Paolo II (1991) e. da ultimo, la Caritas
in veritate di Benedetto XVI (2009). A queste encicliche si aggiungono
i numerosi documenti magisteriali, pubblicati in più occasioni, inerenti
la Dottrina sociale della Chiesa.
5.
Come si può produrre salute
?
E’ necessario dare un valore aggiunto per lo sviluppo e quindi
per la salute, indagando su tutti i
determinanti, ma in particolare e specificamente su quelli sociali ed
economici che contribuiscono a determinare le condizioni e le opportunità
necessarie per un buon stato di salute. Il miglioramento
dell’istruzione, la riduzione della povertà e dell’emarginazione
sono, ad esempio, alcune di queste condizioni. Se ne deduce che quando si
indaga sulla salute non bisogna pensare soltanto ai “bisogni”, ma
occorre pensare anche alle risorse da sviluppare, tenendo presenti le
sinergie tra i fattori sociali, economici e la salute
Ad
una visione parziale il costo della salute viene considerato una voce
passiva nel bilancio dello
Stato. In realtà una società in buona salute con un buon standard di
vita è più competitiva, è una società dove si lavora e si produce
meglio. Pertanto la tutela
della salute va considerata non come un costo , ma come una risorsa
e volàno dell’economia. Nel
bilancio economico di uno Stato il settore salute non va considerato
isolatamente, ma come un settore integrato. Oggi per produrre
salute bisogna mettersi in una logica intersettoriale o di sistema:
occorre gestire i rischi o le condizioni di rischio coniugando questi con
la gestione delle risorse per
lo sviluppo. Occorre creare conoscenze, know how, occorre cioè avere le
conoscenze delle tecnologie del settore, un patrimonio di conoscenze
tecniche acquisite.
Nonostante queste
evidenze scientifiche, dopo il faticosissimo iter del protocollo di Kioto
(1997) - ratificato come
Trattato internazionale soltanto nel 2005 -
per la salvaguardia dell’ambiente, modestissimi, per non dire
nulli, sono stati i progressi
ottenuti in merito al termine della recente Conferenza mondiale
di Copenaghen (2009) alla quale hanno partecipato 191 Paesi.
Nel suo messaggio
Benedetto XVI ha ribadito che la salvaguardia del creato non risponde ad
una “esigenza estetica”, ma
“anzitutto ad un’esigenza morale”.
E si è augurato che dopo il sostanziale fallimento del vertice sui
cambiamenti climatici di Copenaghen, il 2010 possa portare “un
accordo per affrontare tale questione in modo efficace”.
La salute
è l’unico diritto che la Costituzione italiana qualifica espressamente
come fondamentale. Ciò significa affermare la centralità
della persona umana e la
sua dignità.
L’espressione “dignità
della persona umana” non vuole dire nulla se non significa che,
per legge naturale, la persona umana ha il diritto di essere rispettata,
è soggetto di diritto e possiede dei diritti. Vi sono cose dovute
all’uomo per il fatto stesso che è uomo.
Tutto ciò non è
sentimentalismo, ma il sentimento che va posto accanto all’intelligenza e alla volontà
nel contribuire alla “tutela
della salute” per tutti e per ciascuno
C’
è lo rammenta la Lettera apostolica Caritas
in veritate.
“L’Enciclica certo non mira ad
offrire soluzioni tecniche alle vaste problematiche sociali del mondo
odierno – non è questa la competenza del Magistero della Chiesa (cfr
n. 9). Essa ricorda però i grandi
principi che si rivelano indispensabili per costruire lo sviluppo umano
dei prossimi anni.
Tra questi, in primo luogo, l’attenzione alla vita dell’uomo,
considerata come centro di ogni vero progresso; il rispetto del diritto
alla libertà religiosa, sempre collegato strettamente con lo sviluppo
dell’uomo; il rigetto di una visione prometeica dell’essere umano, che
lo ritenga assoluto artefice del proprio destino.
Un’illimitata
fiducia nelle potenzialità della tecnologia si rivelerebbe alla fine
illusoria.
Occorrono
uomini retti tanto nella politica quanto nell’economia, che siano
sinceramente attenti al bene comune. In particolare, guardando alle
emergenze mondiali, è urgente richiamare l’attenzione della pubblica
opinione sul dramma della fame e della sicurezza alimentare, che investe
una parte considerevole dell’umanità.”
(
Dalla presentazione dell’Enciclica da parte di Benedetto XVI
all’Udienza Generale dell’8.07.2009)
Il
più grande valore aggiunto, ottenibile attraverso lo sviluppo e per la
tutela della salute sta, in ultima analisi, come dimostra Benedetto XVI,
nel principio: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il
creato”.
6.
Ambiente, antropologia e teologia.
“ Ritengo che il legame inscindibile tra creazione e redenzione
debba ricevere nuovo rilievo. Negli ultimi decenni la dottrina della
creazione era quasi scomparsa in teologia … Ora ci accorgiamo dei danni
che ne derivano. Il Redentore è il Creatore e, se noi non annunciamo Dio
in questa sua totale grandezza – di Creatore e di Redentore – togliamo
valore anche alla redenzione. Infatti, se Dio non ha nulla da dire nella
creazione, se viene relegato semplicemente in un ambito della storia, come
può realmente comprendere tutta la nostra vita ? Come potrà portare
veramente la salvezza per l’uomo nella sua interezza e per il mondo
nella sua totalità ? … Se riconosceremo questo, ne conseguirà
ovviamente che la redenzione, l’essere cristiani, o semplicemente la
fede cristiana significano sempre e comunque anche responsabilità nei
riguardi della creazione.
Venti, trent’anni fa si
accusavano i cristiani – non so se questa accusa sia ancora sostenuta
– di essere i veri responsabili della distruzione della creazione, perché
la parola contenuta nella Genesi - “Soggiogate la terra” -, avrebbe
portato a quell’arroganza nei riguardi
del creato di cui noi oggi sperimentiamo le conseguenze. Penso che
dobbiamo nuovamente imparare a capire questa accusa in tutta la sua falsità:
fino a quando la terra è stata considerata creazione di Dio, il compito
di “soggiogarla” non è mai stato inteso come un ordine di renderla
schiava, ma piuttosto come compito di essere custodi della creazione e di
svilupparne i doni … Se osserviamo quello che è nato intorno ai
monasteri, come in quei luoghi siano nati e continuino a nascere piccoli
paradisi, oasi della creazione, si rende evidente che tutto ciò non sono
soltanto parole, ma, dove la parola del Creatore è stata compresa nella
maniera corretta, dove c’è stata vita con il Creatore e Redentore, lì
ci si è impegnati a salvare la creazione e non a distruggerla “. (Benedetto XVI, 6 agosto 2008 a Bressanone )
7.
Ecologia ambientale ed ecologia umana
La pacifica convivenza dei popoli e delle nazioni “è sempre
più messa in discussione dai numerosi problemi che riguardano
l’ambiente naturale dell’uomo, come l’uso delle risorse, i
cambiamenti climatici, l’applicazione e l’uso delle biotecnologie, la
crescita demografica – scrive una nota vaticana -. Se la famiglia
umana non saprà far fronte a queste nuove sfide con un rinnovato senso
della giustizia ed equità sociali e della solidarietà internazionali, si
corre il rischio di seminare violenza tra i popoli e tra le generazioni
presenti e quelle future”. Il mondo non è un insieme di popoli
l’un contro l’altro armati – afferma il Papa nella Caritas in
veritate – ma, se non si agisce responsabilmente
per rimuovere le cause che possono innescare conflitti parlare di
pace e di collaborazione fra le nazioni resterà un sogno anche per il 21°
secolo.
“L’incetta delle
risorse naturali, che in molti casi si trovano proprio nei paesi poveri,
genera sfruttamento e frequenti conflitti tra le nazioni e al loro interno
… La comunità internazionale ha il compito imprescindibile di trovare
le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non
rinnovabili, con la partecipazione anche dei paesi poveri, in modo da
pianificare insieme il futuro” (CV, n. 49) e “interpretarne
adeguatamente le attese” (CV, n. 72). La natura oggi è talmente
integrata all’interno delle dinamiche sociali e culturali “che non
costituisce più una variabile indipendente” (CV, n. 51)
Il messaggio per la
Giornata mondiale della pace 2010 – scrive la nota vaticana –
sottolinea “l’urgenza che la tutela dell’ambiente deve costituire
una sfida per l’umanità intera: si tratta del dovere, comune e
universale, di rispettare un bene collettivo, destinato a tutti, impedendo
che si possa fare impunemente uso delle diverse categorie di esseri come
si vuole”.
“L’ambiente
naturale è stato donato da Dio a tutti, e il suo uso rappresenta per noi
una responsabilità verso i poveri, verso le generazioni future e
l’umanità” (CV, n. 48). In occasione della Giornata mondiale
della gioventù, il 17 luglio 2008, Benedetto XVI sottolineava come “le
meraviglie del creato ci ricordano la necessità di proteggere
l’ambiente e di esercitare una salvaguardia responsabile dei beni della
terra”, ma anche la necessità di “riflettere sul tipo di mondo
che stiamo lasciando in eredità alle generazioni future”
La natura è espressione
di un disegno di amore e verità, ci precede e ci è donata come ambiente
di vita, ci parla del Creatore (Rm 1, 20) e del suo amore per noi. Ma
dobbiamo guardarci . ci ricorda il Papa – da due “concezioni
distorte”: “è contrario al vero sviluppo considerare la natura
più importante della stessa persona umana”,come pure occorre
“rifiutare la posizione contraria, che mira alla sua completa
tecnicizzazione, perché l’ambiente naturale non è solo materia di cui
disporre a nostro piacimento, ma opera mirabile del Creatore” (CV,
n. 48)
Il concetto di
“ecologia umana”, ovvero di ambiente naturale favorevole alla vita
dell’uomo e di tutto l’uomo – già introdotto col messaggio 2007 e
ripreso nell’enciclica –, chiarisce come non si tratti solo di tutela
dell’ambiente bensì “problema decisivo per la complessiva tenuta
morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla
morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e
la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la
coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con
esso, quello di ecologia ambientale. E’ una contraddizione chiedere alle
nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale, quando
l’educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse. Il libro
della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul
versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia,
delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale. I
doveri che abbiamo verso l’ambiente si collegano con i doveri che
abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli
altri” (CV, n. 51).
“ Il diritto
all’alimentazione, così come quello dell’acqua, rivestono un ruolo
importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare,
innanzitutto, dal diritto primario della vita” (CV, n. 27)
Anche la chiesa –
spiega il Papa – ha una responsabilità per il creato: ma deve difendere
non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione
appartenenti a tutti, deve proteggere soprattutto l’uomo contro la
distruzione di se stesso perché il degrado della natura è strettamente
connesso alla cultura che modella la convivenza umana (CV, n. 51).
“ Il segno più
profondo e più grave delle implicazioni morali, insite nella questione
ecologica, è costituito dalla mancanza di rispetto per la vita, quale si
avverte in molti componenti inquinanti – scriveva Giovanni Paolo II
nel messaggio per la Giornata della pace 1990 -; spesso le ragioni
della produzione prevalgono sulla dignità del lavoratore e gli interessi
economici vengono prima del bene delle singole persone, se non addirittura
di quello di intere popolazioni” (n. 7)
8.
Conversione ecologica e nuovi stili di vita
Di
fronte alle sofferenze del creato, la chiesa non deve offrire soluzioni
tecniche, ma proporre agli uomini del nostro tempo una conversione
ecologica. “Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa
contiene all’uso di tutti gli uomini e popoli”, aveva affermato il
Concilio Vaticano II (GS, n. 69). “C’è spazio per tutti su questa
nostra terra: su di essa l’intera famiglia umana deve trovare le risorse
necessarie per vivere dignitosamente … Dobbiamo però avvertire come
dovere gravissimo quello di consegnare la terra alle nuove generazioni in
uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente
coltivarla” (CV, n. 50)
Se occorre una nuova
alleanza tra uomini e ambiente, è altrettanto urgente la necessità
morale di una rinnovata solidarietà tra i paesi in via di sviluppo e i
paesi altamente industrializzati. Sulle emergenze ambientali e sociali, i
cambiamenti climatici, l’uso delle risorse naturali, si può giocare
l’aumento della conflittualità o, in positivo, creare percorsi di
cooperazione, solidarietà, partecipazione.
Le società
tecnologicamente avanzate possono e devono diminuire il proprio fabbisogno
energetico sia attraverso il miglioramento dei processi industriali che
tramite la diffusione di una maggiore sensibilità ecologica tra i
cittadini. A noi spetta il compito di un effettivo cambiamento di mentalità
che ci induca ad adottare stili di vita alternativi, “nei quali la
ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri
uomini per la crescita comune siano gli elementi determinanti le scelte
dei consumi, dei risparmi e degli investimenti” (Giovanni Paolo II, Centesimus
annus, n.36 )
“E’ in gioco il
futuro della terra – concludeva il messaggio inviato a Copenhagen
dalla “Rete interdiocesana nuovi stili di vita” – la sua capacità
di essere casa della vita per l’umanità e per tutti i viventi: è tempo
di agire. Presto e con incisività”.
O.
T. gennaio 2010