Patriarcato di Venezia - Ufficio per la Pastorale della Salute

    Custodire il Creato

Direttore:  Mons Dino Pistolato

 

 

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11 febbraio 2011

XIX Giornata Mondiale

del Malato

La preghiera

 

 

Educare alla salute 

Se vuoi coltivare la pace, custodisci il Creato

Sommario

introduzione

2  tutela salute

3 valore salute

4 determinanti salute 

5  produrre salute?

6 ambiente e teologia

7 ecologia

8 conversione

 

Girolamo da Santa Croce. La resurrezione

“ Se vuoi coltivare la pace, 

custodisci il creato”

Rispetto, custodia, salvaguardia dell’ambiente, 

significano “tutela della salute”

                       

 «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato» è il titolo del Messaggio pontificio per la XLII Giornata Mondiale della Pace – Capodanno 2010. –, il cui contenuto è stato ripreso dal Papa nel Discorso al corpo diplomatico (11.1.2010).

   Non è la prima volta che il tema proposto dai papi per la Giornata della pace del 1° gennaio viene declinato sul versante del rispetto, della custodia e della salvaguardia della creazione. Non si raggiungerà  questo risultato se non attraverso una conversione ecologica e l’adozione di nuovi stili di vita.

   Non disgiungere l’ecologia ambientale da quella umana, di cui parla il Papa, rientrano nell’azione di ampia responsabilità  e coinvolgimento della Chiesa nel difendere la vita e la salute, promuovendo sinergie e collaborazione con tutti coloro che sono sinceramente interessati al bene dell’umanità

 

1.      Introduzione

    Benedetto XVI scrive che la salvaguardia dell’ambiente “diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità”. La Chiesa non entra nel merito delle soluzioni tecniche, ma richiama la relazione tra il Creatore, l’essere umano e il creato.

   Di fronte ai cambiamenti climatici, alla desertificazione, all’inquinamento dei fiumi e all’aumento di “eventi naturali estremi”, il messaggio propone come risposta “una revisione profonda” del modello di sviluppo e una riflessione “sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni”. Chiede “un governo responsabile sull’ambiente”, e denuncia come il degrado sia “spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici”.

   Nella Caritas in veritate, come nei due recenti interventi del Papa, la questione ambientale si trasforma in una lezione etica e antropologica con cui è richiamato il destino dell’uomo e quello del creato che Dio ha donato all’uomo con amore. Infatti, dice il Papa “la radici della situazione che è sotto gli occhi di tutti, sono di ordine morale e la questione deve essere affrontata nel quadro di un grande sforzo educativo, per promuovere un effettivo cambiamento di mentalità ed instaurare nuovi stili di vita.”

   La creazione riflette un disegno divino, con l’uomo al vertice delle creature che “sono differenti le une dalle altre e possono essere protette”, ma possono anche “essere messe in pericolo in modi diversi, come mostra l’esperienza quotidiana”. Il pericolo più grande si presenta quando l’uomo si allontana da Dio, lo nega, costruendo stili di vita che possono violentare la grandezza e la bellezza della creazione.

   Netto il Papa nel ricordare che non è possibile “separare”, o addirittura “contrapporre” la salvaguardia dell’ambiente a quella della vita umana, “compresa la vita prima della nascita”. In questo contesto rientrano le minacce alla vita già formata e non ancora nata, che alcune legislazioni non vogliono più tutelare, destinando alla morte creature meritevoli d’ogni bene come le altre. Vi rientra l’odio che si fa strada, e produce guerre e distruzioni, in nome della religione, mentre la religione dovrebbe essere lo strumento più grande dell’amore verso il prossimo.

    Nel Suo Messaggio, il Papa non parla esplicitamente di  tutela della salute”, ma il concetto è presente quasi in filigrana, laddove nel messaggio sono messi in luce i quattro gruppi di  fattori essenziali per la “tutela della salute” : i “determinati” genetici, ambientali, sociali ed economici, così denominati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) in base a studi scientifici.

   Mentre i temi della “sanità” riguardano soltanto per un 30 % i temi della “salute” (c’è chi li riduce addirittura all’11%), quest’ultima è concettualmente più vasta ed articolata ed interessa pertanto, oltre alla sanità, numerosi e diversi ambiti della vita  di un Paese.

   La conoscenza dei “determinanti della salute” alla luce della Dottrina della Chiesa, rende ragione della vastità del concetto di “pastorale della salute  che, includendo quello di “pastorale della sanità”, dilata il suo raggio d’azione al fine di

accompagnare quanti soffrono nel corpo e nello spirito, offrendo loro le risorse di una calda umanità, della Parola e della grazia (preghiera, sacramenti …);

sensibilizzare la gente ai problemi e bisogni di chi soffre;

promuovere e difendere la vita e la salute;

aiutare gli uomini nella ricerca di risposte ai grandi interrogativi posti dal vivere, soffrire e morire

 

   Mentre nell’area teologica di questo sito il Messaggio pontificio “ Se vuoi la pace, custodisci il creato” è integralmente consultabile, alcune riflessioni sul messaggio stesso, sulla Lettera apostolica Caritas in veritate ed altri interventi di Benedetto XVI, inerenti l’ecologia ambientale e l’ecologia umana, sono contenute nei paragrafi 5-7 di questa  nota.

 

2.    La “tutela della salute”

   Con la Riforma Sanitaria del 1978 (legge 833 del 23/12/’78) l’attenzione ai problemi della salute non è più una questione riservata agli “addetti ai lavori”, ma viene riconosciuta come una questione di  interesse dell’intera comunità.

   La “socializzazione” del problema della salute e della malattia, la dilatazione delle strutture e dei servizi, le finalità preventivo- educative e non soltanto diagnostico-curative implicite nel concetto di tutela della salute, fanno della questione salute una componente “normale” della vita delle persone, per cui è necessario rendere consapevoli i cittadini e, dunque, responsabili della propria e altrui salute. In una parola i cittadini da “consumatori passivi” dei servizi sanitari, devono divenire “attori corresponsabili” del bene comunitario che è la “salute”, intesa non più come semplice assenza di malattia, ma come  una condizione di armonico equilibrio fisico e psichico della persona, dinamicamente integrato nel proprio ambiente naturale e sociale

 

3.   Il valore  “salute”  

   C’è stata un’evoluzione storica nella definizione di salute, evoluzione sollecitata dall’approfondimento scientifico-medico e, insieme, dallo studio delle connessioni tra persona e ambiente.

   Oggigiorno registriamo l’incremento di una forte domanda di salute sia sul versante della medicina tradizionale che della medicina alternativa, come pure nella cura del corpo e nella ricerca del benessere, avendo assunto i concetti di salute e di malattia un’accezione più vasta che in passato.

    Il concetto di salute ha acquisito nuove e importanti connotazioni. Non è più inteso come semplice assenza di disturbi fisici e organici ma coinvolge le dimensioni psichiche e spirituali della persona, estendendosi all’ambiente fisico, affettivo, sociale e morale, in cui la persona vive ed opera; inoltre è avvertito un profondo rapporto tra salute, qualità della vita e benessere dell’uomo.

   In una parola, oggi non ci si accontenta più di vivere, ma si vuol vivere pienamente.

   In analogia con quello di salute, anche il concetto di malattia si è ampliato. Perché non è solo presenza di disturbi fisici ed organici, ma è intesa come malessere esistenziale, conseguenza di determinate scelte di vita, di spostamenti di valori e di errori di gestione dell’ambiente naturale umano.

   Questa nuova visione olistica evidenzia che la salute o la malattia non interessano una sola dimensione dell’uomo, ma la persona nella sua globalità, ovvero tiene conto delle dimensioni fisica, psichica, mentale, familiare e sociale, spirituale.

   Solo quando tutte le dimensioni componenti la persona umana trovano equilibrio e stabilità, l’uomo può affrontare difficoltà e avversità. Di conseguenza è necessario superare, da una parte, il limite presente in molti di considerare le varie dimensioni della persona solo giustapposte e non inscindibilmente unite, ricordando che ogni distinzione tra corpo, psiche, spirito, affetti, sentimenti contribuisce a creare divisioni e malessere. Dall’altra è opportuno correggere la forte accentuazione che, soprattutto nella cultura odierna, è assegnato al corpo.

   In questa prospettiva, oggi occorre comunicare un’idea di salute più ampia, fatta di tante sfaccettature che come un puzzle, ognuno di noi compone per costruire una vita equilibrata e sana per sé e per chi gli sta vicino. Una presa di coscienza individuale orienta alla prevenzione e al mantenimento dello stato di salute, che è considerato, lo ripetiamo, un equilibrio tra le componenti mentale, emozionale, spirituale e fisica della persona, tra loro interconnesse. Equilibrio che comporta un continuo dinamismo di stimoli e di risposte, di ricerca continua di nuovi equilibri relazionali, anche in rapporto con l’ambiente naturale e sociale in cui viviamo.

   Nella definizione di “salute”, precedentemente data, viene considerato il fattore ambiente, diventato di grandissimo rilievo nello studio dell’origine delle malattie e nella valorizzazione dell’ecologia. Evidentemente per ambiente va inteso non soltanto l’ambiente geografico – fisico, ma anche quello familiare e sociale.

   Soltanto in una visione adeguata dell’importanza dell’ambiente, per altro, è possibile fare della medicina preventiva vera e propria.

   Ma l’importanza più eclatante di questa definizione sta soprattutto nel fatto che l’equilibrio dinamico della persona viene a dipendere in buona misura anche dalle scelte della persona stessa.

   Indubbiamente non tutti gli equilibri, specialmente quelli intrapersonali, dipendono dal soggetto, per cui malattie insorgono e insorgeranno sempre anche contro la volontà, la prevedibilità e la difesa del soggetto singolo e della società.

   Ma è altrettanto indubbio che molte malattie e debilitazioni dipendono dalle scelte libere e dalle scelte dei valori che siano in grado di mantenere l’equilibrio dinamico e di crescita del singolo e della società. E’ qui chiamata in causa la responsabilità umana.

 

4.    I  “determinanti della salute”

    Già nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) aveva definito  “la salute come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non consistente in un’assenza di malattia

   Questa definizione, contenuta nella costituzione dell’O.M.S., rappresentava una profonda revisione delle comuni interpretazioni del concetto di salute in quanto non affidava più la salute al solo intervento sanitario, riferito sostanzialmente all’obiettività fisica dell’individuo, ma la collocava in un contesto più ampio comprendente problematiche psicologiche e sociali  che implicano di per sé il rapporto fra individuo e società.

   I principi sanciti dalla costituzione dell’O.M.S. hanno introdotto una fondamentale innovazione che specifica il rapporto dello stato di salute con l’ambiente fisico e sociale. Il ruolo attivo del cittadino, quindi può produrre profonde modifiche nell’ambiente stesso secondo le proprie reali necessità attraverso la maturazione di una coscienza individuale e collettiva.  

    Studi epidemiologici protratti negli anni e tuttora in corso hanno messo in evidenza che per una corretta promozione della salute occorre capire e agire sui “determinanti della salute”, ovvero su gli investimenti che permettono di condizionare lo sviluppo della salute. Di questi i quattro gruppi principali, secondo gli esperti dell’O.M.S. , sono: i determinanti genetici, ambientali, sociali ed economici.

 

4.1.     Determinanti  genetici

    Il programma di ricerca sul genoma umano – volto a tracciare una mappa di tutti i geni dell’uomo e ad individuarne gli effetti fisiologici e patologici – prosegue in tutto il mondo. La genetica si presenta al giorno d’oggi con un duplice volto: da un lato quello positivo, comune ad altre scienze, dotato di connotazioni sia conoscitive che applicative, volte a fare luce, a migliorare la vita anche con interventi di ingegneria genetica; dall’altro quello negativo ed inquietante sia in termini etici che in quelli materiali, di un possibile carica distruttiva nei confronti della natura e della stessa essenza umana.

    Se da una parte si sono aperte le speranze per la correzione terapeutica di corredi cromosomici alterati, debellando malattie genetiche, d’altro canto si sono aperte le vie per alcune frontiere cariche di problemi e interrogativi, oggetto di studio della bioetica. Che a partire dalla descrizione del dato scientifico, biologico e medico, razionalmente esamina la liceità di un determinato intervento. La bioetica, dunque, “disegna un universo molto più inclusivo di quello rappresentato dal regno della medicina” (Reich)

    Sono questi complessi argomenti di bioetica che la Chiesa, esperta in umanità, costantemente segue nei suoi sviluppi, sui quali sono stati scritte numerose opere scientifiche e documenti magisteriali.

 

4.2.  Determinanti    ambientali

    Il vocabolario definisce ambiente “ l’insieme delle condizioni/risorse fisico – chimiche e biologiche che permettono e favoriscono la vita degli esseri viventi.

   Ma esse sono risorse finite e l’uomo tende a sfruttarle senza rendersi conto di questa loro intrinseca limitatezza. A differenza delle risorse riproducibili, le risorse naturali e ambientali sono solo rigenerabili mediante i cicli naturali. Se l’uomo le sfrutta al di là delle loro capacità di rigenerazione, esse tendono ad esaurirsi ed a mettere in discussione la prosecuzione della vita stessa sulla terra.

   La problematica dell’ambiente è complessa. Si potrebbe dire che è un prisma dalle mille sfaccettature. Le creatura sono differenti le une dalle altre e possono essere protette, o, al contrario, messe in pericolo in modi diversi, come ci mostra l’esperienza quotidiana(Benedetto XVI, Discorso al corpo diplomatico, gennaio 2010)

   In questo sta la drammaticità del problema ecologico del nostro tempo, evidenziata oggi dalla sempre più netta percezione della globalità dei problemi ambientali, come esemplificato da quello del cambiamento climatico, legato alla crescente concentrazione di emissioni di anidride carbonica e altri gas “serra” nell’atmosfera per effetto dell’uso industriali crescente di combustibili fossili, i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali.

   Altrettanta attenzione va poi rivolta alla questione ormai planetaria dell’acqua ed al sistema idrogeologico globale, il cui ciclo riveste una primaria importanza per la vita sulla terra e la cui stabilità rischia di essere fortemente minacciata dai cambiamenti climatici

   Sfruttando l’ambiente al di là dei limiti consentiti dalla capacità di assimilazione e di rigenerazione della natura, le generazioni presenti promuovono lo sviluppo economico soddisfacendo i propri bisogni, ma ne mettono in discussione la stessa possibilità per le generazioni future: rendono cioè lo sviluppo economico insostenibile.

    L’ambiente è un tipico bene pubblico; l’egoismo individuale spinge a far sì che siano gli altri a preoccuparsi dell’ambiente, spinge ad un atteggiamento irresponsabile che, se seguito dalla maggior parte delle persone di una società, porta inevitabilmente alla compromissione e alla distruzione dell’ambiente stesso. Di fronte all’ambiente e alla natura appare con tutta evidenza che il fattore cruciale per la loro preservazione sta in una forte motivazione morale che presieda alla responsabilità del comportamento individuale. La destinazione universale dei beni appare come un’esigenza etica che scaturisce intrinsecamente dalla natura stessa dei problemi.

   Sappiamo che ci sono meccanismi economici di tipo mondiale e regionale, che mirano al profitto e che producono distruzione non soltanto di una razza rara di uccelli o di pesci, ma della salute dell’uomo, i quali non possono essere sconfitti senza un intervento pubblico non solo nazionale, ma sovranazionale. Per avere un’idea dell’ampiezza del problema si pensi all’incidenza degli effetti delle manipolazioni ambientali sulle malattie degenerative, la malattie distruttive come la dipendenza dalla droga, le malattie mentali spesso prodotte  ed aggravate da una devastazione ecologica o da un inquinamento culturale e morale, da rottura di equilibri sociali e sanitari a scopo di profitto.

   Nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1990 Giovanni Paolo II scrive: “ I concetti di ordine nell’universo e di eredità comune mettono entrambi in rilievo che è necessario un sistema di gestione delle risorse della terra meglio coordinate a livello internazionale” (n. 19), inoltre “ la crisi ecologica pone in evidenza l’urgente necessità di una nuova solidarietà specialmente nei rapporti tra i paesi in via di sviluppo e i paesi altamente industrializzati “ (n. 10).

   L’educazione alla responsabilità è la chiave per affrontare seriamente la questione ecologica. Punto fondamentale di tale educazione è, il riconoscimento della destinazione universale dei beni, il riconoscimento cioè che “ alla radice dell’insensata distruzione dell’ambiente naturale c’è un errore antropologico purtroppo diffuso nel nostro tempo”, per cui “ l’uomo finisce per provocare la ribellione della natura piuttosto tiranneggiata che governata da lui” ( Giovanni Paolo II, Centesimus annus, n. 37).  Inevitabili e drammatiche le ripercussioni sulla salute  di tutti e di ciascuno.

 

 4.3.       I determinanti sociali ed economici

    “ La salute è fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, per cui è preminente dovere della società porre il cittadino in condizioni di sicurezza che consentano una libera e responsabile manifestazione della sua personalità “ (O.M.S.)

   Partendo da questo postulato, la salute va considerata non solo come sviluppo delle condizioni per il miglioramento della qualità della vita, ma soprattutto “ una risorsa chiave per uno sviluppo sociale ed economico equo e sostenibile. Di conseguenza investire per la salute significa anche investire nello sviluppo e nei diritti umani”  (O.M.S.)

     La meta del nuovo millennio per l’O.M.S. è la riduzione del 50 % della povertà e, dunque, dell’esclusione sociale. Gli investimenti per la salute sono molto importanti non solo per la salute, ma anche per lo sviluppo sociale ed economico. Uno studio dell’O.M.S. ha dimostrato che il binomio “sviluppo – salute” ha un’enorme importanza anche nei Paesi più poveri. Trentaquattro dollari pro capite, ad esempio, permettono di migliorare del 5 % in più le aspettative di vita di una popolazione dei Paesi più poveri. Gli investimenti per la salute sono dunque un’ottima risorsa per lo sviluppo sociale ed economico di una popolazione.

    Per quanto riguarda i cinquantadue Paesi siti  nel continente europeo, la cui popolazione è complessivamente di 900 milioni di persone, lo studio ha evidenziato che fino al 1970 l’aspettativa di vita alla nascita era abbastanza omogenea. Dopo il 1970 si è avuto un divaricamento a forbice: si sono perduti 6 – 7 anni di spettanza di vita là dove è crollata l’economia e pertanto il welfare, cioè il benessere, la prosperità sociale. Due esempi chiariscono il concetto.

    In Russia la seconda guerra mondiale non ha inciso così tanto come l’attuale incapacità di gestire lo sviluppo e, pertanto, con gravi ripercussioni sulla salute della popolazione. Altrettanto si può dire dei Paesi  sottoposti al dominio sovietico fino al 1989. Altro esempio: la città di Glasgow in Scozia è divisa dal fiume che l’attraversa in una zona occidentale ed una orientale. Lo studio ha messo in evidenza che tra le due aree della città, occidentale ed orientale, vi è una differenza di spettanza di vita di dieci anni tra le due popolazioni residenti per l’inquinamento atmosferico ed il degrado dei quartieri di una  delle due aree cittadine.

   Numerose sono state le Lettere apostoliche che si sono occupate dei problemi sociali e, dunque, dei determinanti sociali ed economici della salute. Basti ricordare la Rerum novarum di Leone XIII ( 1891), la Quadrigesimo anno di Pio XI (1931), la Mater et magistra di Giovanni XXIII (1961), la Populorum progressio di Paolo VI (1971), la Sollecitudo rei socialis di Giovanni Paolo II (1987), la Centesumus annus di Giovanni Paolo II (1991) e. da ultimo, la Caritas in veritate di Benedetto XVI (2009). A queste encicliche si aggiungono i numerosi documenti magisteriali, pubblicati in più occasioni, inerenti la Dottrina sociale della Chiesa.

 

5.  Come si può produrre salute  ?

     E’ necessario dare un valore aggiunto per lo sviluppo e quindi per la salute, indagando su tutti  i determinanti, ma in particolare e specificamente su quelli sociali ed economici che contribuiscono a determinare le condizioni e le opportunità necessarie per un buon stato di salute. Il miglioramento dell’istruzione, la riduzione della povertà e dell’emarginazione sono, ad esempio, alcune di queste condizioni. Se ne deduce che quando si indaga sulla salute non bisogna pensare soltanto ai “bisogni”, ma occorre pensare anche alle risorse da sviluppare, tenendo presenti le sinergie tra i fattori sociali, economici e la salute

    Ad una visione parziale il costo della salute viene considerato una voce passiva nel bilancio   dello Stato. In realtà una società in buona salute con un buon standard di vita è più competitiva, è una società dove si lavora e si produce meglio. Pertanto la tutela della salute va considerata non come un costo , ma come una risorsa e volàno dell’economia.  Nel bilancio economico di uno Stato il settore salute non va considerato isolatamente, ma come un settore integrato. Oggi per produrre   salute bisogna mettersi in una logica intersettoriale o di sistema: occorre gestire i rischi o le condizioni di rischio coniugando questi con la gestione delle risorse  per lo sviluppo. Occorre creare conoscenze, know how, occorre cioè avere le conoscenze delle tecnologie del settore, un patrimonio di conoscenze tecniche acquisite.

   Nonostante queste evidenze scientifiche, dopo il faticosissimo iter del protocollo di Kioto (1997) -  ratificato come Trattato internazionale soltanto nel 2005 -   per la salvaguardia dell’ambiente, modestissimi, per non dire nulli, sono stati i  progressi ottenuti in merito al termine della recente Conferenza mondiale  di Copenaghen (2009) alla quale hanno partecipato 191 Paesi.

   Nel suo messaggio Benedetto XVI ha ribadito che la salvaguardia del creato non risponde ad una “esigenza estetica”, ma “anzitutto ad un’esigenza morale”. E si è augurato che dopo il sostanziale fallimento del vertice sui cambiamenti climatici di Copenaghen, il 2010 possa portare “un accordo per affrontare tale questione in modo efficace”.

    La salute è l’unico diritto che la Costituzione italiana qualifica espressamente come fondamentale. Ciò significa affermare la centralità della persona umana e la sua dignità.

   L’espressione “dignità della persona umana” non vuole dire nulla se non significa che, per legge naturale, la persona umana ha il diritto di essere rispettata, è soggetto di diritto e possiede dei diritti. Vi sono cose dovute all’uomo per il fatto stesso che è uomo.

   Tutto ciò non è sentimentalismo, ma il sentimento che va posto accanto all’intelligenza e alla volontà nel contribuire alla “tutela della salute” per tutti e per ciascuno

   C’ è lo rammenta la Lettera apostolica Caritas in veritate. “L’Enciclica certo non mira ad offrire soluzioni tecniche alle vaste problematiche sociali del mondo odierno – non è questa la competenza del Magistero della Chiesa (cfr n. 9). Essa ricorda però i grandi principi che si rivelano indispensabili per costruire lo sviluppo umano dei prossimi anni.

   Tra questi, in primo luogo, l’attenzione alla vita dell’uomo, considerata come centro di ogni vero progresso; il rispetto del diritto alla libertà religiosa, sempre collegato strettamente con lo sviluppo dell’uomo; il rigetto di una visione prometeica dell’essere umano, che lo ritenga assoluto artefice del proprio destino.

   Un’illimitata fiducia nelle potenzialità della tecnologia si rivelerebbe alla fine illusoria.
   Occorrono uomini retti tanto nella politica quanto nell’economia, che siano sinceramente attenti al bene comune. In particolare, guardando alle emergenze mondiali, è urgente richiamare l’attenzione della pubblica opinione sul dramma della fame e della sicurezza alimentare, che investe una parte considerevole dell’umanità.” ( Dalla presentazione dell’Enciclica da parte di Benedetto XVI all’Udienza Generale dell’8.07.2009)

    Il più grande valore aggiunto, ottenibile attraverso lo sviluppo e per la tutela della salute sta, in ultima analisi, come dimostra Benedetto XVI, nel principio: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.

  

6.  Ambiente, antropologia e teologia.

    “ Ritengo che il legame inscindibile tra creazione e redenzione debba ricevere nuovo rilievo. Negli ultimi decenni la dottrina della creazione era quasi scomparsa in teologia … Ora ci accorgiamo dei danni che ne derivano. Il Redentore è il Creatore e, se noi non annunciamo Dio in questa sua totale grandezza – di Creatore e di Redentore – togliamo valore anche alla redenzione. Infatti, se Dio non ha nulla da dire nella creazione, se viene relegato semplicemente in un ambito della storia, come può realmente comprendere tutta la nostra vita ? Come potrà portare veramente la salvezza per l’uomo nella sua interezza e per il mondo nella sua totalità ? … Se riconosceremo questo, ne conseguirà ovviamente che la redenzione, l’essere cristiani, o semplicemente la fede cristiana significano sempre e comunque anche responsabilità nei riguardi della creazione.

   Venti, trent’anni fa si accusavano i cristiani – non so se questa accusa sia ancora sostenuta – di essere i veri responsabili della distruzione della creazione, perché la parola contenuta nella Genesi - “Soggiogate la terra” -, avrebbe portato a quell’arroganza nei riguardi  del creato di cui noi oggi sperimentiamo le conseguenze. Penso che dobbiamo nuovamente imparare a capire questa accusa in tutta la sua falsità: fino a quando la terra è stata considerata creazione di Dio, il compito di “soggiogarla” non è mai stato inteso come un ordine di renderla schiava, ma piuttosto come compito di essere custodi della creazione e di svilupparne i doni … Se osserviamo quello che è nato intorno ai monasteri, come in quei luoghi siano nati e continuino a nascere piccoli paradisi, oasi della creazione, si rende evidente che tutto ciò non sono soltanto parole, ma, dove la parola del Creatore è stata compresa nella maniera corretta, dove c’è stata vita con il Creatore e Redentore, lì ci si è impegnati a salvare la creazione e non a distruggerla “. (Benedetto XVI, 6 agosto 2008 a Bressanone )

 

7.  Ecologia ambientale ed ecologia umana

   La pacifica convivenza dei popoli e delle nazioni “è sempre più messa in discussione dai numerosi problemi che riguardano l’ambiente naturale dell’uomo, come l’uso delle risorse, i cambiamenti climatici, l’applicazione e l’uso delle biotecnologie, la crescita demografica – scrive una nota vaticana -. Se la famiglia umana non saprà far fronte a queste nuove sfide con un rinnovato senso della giustizia ed equità sociali e della solidarietà internazionali, si corre il rischio di seminare violenza tra i popoli e tra le generazioni presenti e quelle future”. Il mondo non è un insieme di popoli l’un contro l’altro armati – afferma il Papa nella Caritas in veritate – ma, se non si agisce responsabilmente  per rimuovere le cause che possono innescare conflitti parlare di pace e di collaborazione fra le nazioni resterà un sogno anche per il 21° secolo.

   “L’incetta delle risorse naturali, che in molti casi si trovano proprio nei paesi poveri, genera sfruttamento e frequenti conflitti tra le nazioni e al loro interno … La comunità internazionale ha il compito imprescindibile di trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, con la partecipazione anche dei paesi poveri, in modo da pianificare insieme il futuro” (CV, n. 49) e “interpretarne adeguatamente le attese” (CV, n. 72). La natura oggi è talmente integrata all’interno delle dinamiche sociali e culturali “che non costituisce più una variabile indipendente” (CV, n. 51)

   Il messaggio per la Giornata mondiale della pace 2010 – scrive la nota vaticana – sottolinea “l’urgenza che la tutela dell’ambiente deve costituire una sfida per l’umanità intera: si tratta del dovere, comune e universale, di rispettare un bene collettivo, destinato a tutti, impedendo che si possa fare impunemente uso delle diverse categorie di esseri come si vuole”.

   L’ambiente naturale è stato donato da Dio a tutti, e il suo uso rappresenta per noi una responsabilità verso i poveri, verso le generazioni future e l’umanità” (CV, n. 48). In occasione della Giornata mondiale della gioventù, il 17 luglio 2008, Benedetto XVI sottolineava come “le meraviglie del creato ci ricordano la necessità di proteggere l’ambiente e di esercitare una salvaguardia responsabile dei beni della terra”, ma anche la necessità di “riflettere sul tipo di mondo che stiamo lasciando in eredità alle generazioni future”

   La natura è espressione di un disegno di amore e verità, ci precede e ci è donata come ambiente di vita, ci parla del Creatore (Rm 1, 20) e del suo amore per noi. Ma dobbiamo guardarci . ci ricorda il Papa – da due “concezioni distorte”: “è contrario al vero sviluppo considerare la natura più importante della stessa persona umana”,come pure occorre “rifiutare la posizione contraria, che mira alla sua completa tecnicizzazione, perché l’ambiente naturale non è solo materia di cui disporre a nostro piacimento, ma opera mirabile del Creatore” (CV, n. 48)

   Il concetto di “ecologia umana”, ovvero di ambiente naturale favorevole alla vita dell’uomo e di tutto l’uomo – già introdotto col messaggio 2007 e ripreso nell’enciclica –, chiarisce come non si tratti solo di tutela dell’ambiente bensì “problema decisivo per la complessiva tenuta morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. E’ una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale, quando l’educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse. Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale. I doveri che abbiamo verso l’ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri” (CV, n. 51).

   Il diritto all’alimentazione, così come quello dell’acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare, innanzitutto, dal diritto primario della vita” (CV, n. 27)

   Anche la chiesa – spiega il Papa – ha una responsabilità per il creato: ma deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti, deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso perché il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana (CV, n. 51).

   Il segno più profondo e più grave delle implicazioni morali, insite nella questione ecologica, è costituito dalla mancanza di rispetto per la vita, quale si avverte in molti componenti inquinanti – scriveva Giovanni Paolo II nel messaggio per la Giornata della pace 1990 -; spesso le ragioni della produzione prevalgono sulla dignità del lavoratore e gli interessi economici vengono prima del bene delle singole persone, se non addirittura di quello di intere popolazioni” (n. 7)

 

8.  Conversione ecologica e nuovi stili di vita

    Di fronte alle sofferenze del creato, la chiesa non deve offrire soluzioni tecniche, ma proporre agli uomini del nostro tempo una conversione ecologica. “Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e popoli”, aveva affermato il Concilio Vaticano II (GS, n. 69). “C’è spazio per tutti su questa nostra terra: su di essa l’intera famiglia umana deve trovare le risorse necessarie per vivere dignitosamente … Dobbiamo però avvertire come dovere gravissimo quello di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla” (CV, n. 50)

   Se occorre una nuova alleanza tra uomini e ambiente, è altrettanto urgente la necessità morale di una rinnovata solidarietà tra i paesi in via di sviluppo e i paesi altamente industrializzati. Sulle emergenze ambientali e sociali, i cambiamenti climatici, l’uso delle risorse naturali, si può giocare l’aumento della conflittualità o, in positivo, creare percorsi di cooperazione, solidarietà, partecipazione.

   Le società tecnologicamente avanzate possono e devono diminuire il proprio fabbisogno energetico sia attraverso il miglioramento dei processi industriali che tramite la diffusione di una maggiore sensibilità ecologica tra i cittadini. A noi spetta il compito di un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare stili di vita alternativi, “nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per la crescita comune siano gli elementi determinanti le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti” (Giovanni Paolo II, Centesimus annus, n.36 )

   E’ in gioco il futuro della terra – concludeva il messaggio inviato a Copenhagen dalla “Rete interdiocesana nuovi stili di vita” – la sua capacità di essere casa della vita per l’umanità e per tutti i viventi: è tempo di agire. Presto e con incisività”.

 

O. T.  gennaio 2010

 

 

    

 

           

 

 

 

 

 

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Aggiornato il: 06 febbraio 2010