Patriarcato di Venezia - Ufficio per la Pastorale della Salute

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Direttore:  Mons Dino Pistolato

 

 

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11 febbraio 2011

XIX Giornata Mondiale

del Malato

La preghiera

 

 

 La   preghiera  del  medico (di  Pio XII)

 

Altissimo Signore

che trascendi la mia operosa missione,

assistimi al letto degli infermi;

soccorri il dolore aspro della carne,

lenisci e guarisci con la Tua misericordia.

 

Veglia sui miei infermi  nella vita e nell’agonia.

Chiudi per sempre nella Tua pace quegli occhi

che non danno più speranza quaggiù.

 

Sorreggi la loro fede con la speranza del Tuo Amore.

Benedici, o Signore,  ogni giorno il lavoro

 che inizio nel Tuo nome,

concedimi il privilegio di fare un po’  di bene.

 

Benedici la mia mano che ferisce per sanare.

Benedici nelle mie labbra il conforto per i più afflitti.

Benedici nella mia mano ogni farmaco confortatore.

Signore dammi la Fede, la Speranza, l’Amore

 

 

Preghiera quotidiana del  medico

 Dio onnipotente, Tu hai creato il corpo umano con infinita sapienza.

Diecimila organi per diecimila volte hai combinati in esso, perché agendo incessantemente e con armonia ne preservino l’insieme in tutta la sua bellezza: il corpo, involucro dell’anima immortale.

E agiscono sempre con un ordine perfetto e in armonioso accordo.

Ma quando la fragilità della materia o l’impeto delle passioni ne sconvolgono l’ordine e ne interrompono l’accordo, le forze si scontrano e il corpo crolla per tornare nella polvere dalla quale è venuto.

Tu mandi all’uomo le malattie quali benefici messaggeri per avvertirlo del pericolo che lo minaccia e perché lo sollecitino ad evitarlo.

Tu hai benedetto la Tua terra, i Tuoi fiumi e le Tue montagne con sostanze benefiche che permettono alle Tue creature di alleviare le loro sofferenze e guarire le malattie.

Tu hai dotato l’uomo di saggezza, perché possa lenire il dolore del fratello, individuarne i disturbi, estrarre dalla natura le sostanze medicamentose, scoprirne il potere, prepararle e somministrarle a seconda della malattia.

Nella Tua Eterna Provvidenza, Tu hai scelto me per vigilare sulla vita e sulla salute delle Tue creature. Ora sto per dedicarmi ai compiti della mia professione.

Sostienimi, o Dio onnipotente, in questa importante impresa, affinché io possa essere di giovamento all’umanità, poiché senza il Tuo aiuto nulla potrà avere buon esito, neppure la più piccola cosa.

Infondi in me l’amore per la mia arte e per le Tue creature.

Non permettere che la sete di guadagno, l’ambizione di essere noto e ammirato, ostacolino la mia professione, perché questi sono i nemici della verità e dell’amore per l’umanità e potrebbero sviarmi dal grande compito di dedicarmi al benessere delle Tue creature.

Conserva al mio corpo e alla mia anima la forza necessaria per  essere sempre pronto ad aiutare serenamente e ad assistere sia i ricchi che i poveri, i buoni come i cattivi, i nemici come gli amici.

In colui che soffre concedimi di vedere solo l’essere umano.

Illumina la mia mente perché veda con chiarezza ciò che le sta davanti e intuisca ciò che è assente o nascosto. Fa che io possa riconoscere ciò che è visibile, ma non permetterle di arrogarsi il potere di vedere ciò che non può essere visto: delicati e infiniti sono infatti i confini di quella grande arte che è la cura della vita e della salute delle Tue creature.

Fa che io non mi distragga mai. Che nessun pensiero estraneo svii la mia attenzione al capezzale del malato, né disturbi il silenzioso lavoro della mia mente, perche grandi e sacre sono le profonde deliberazioni necessarie per vigilare sulla vita e sulla salute delle Tue creature.

Fa che i miei pazienti abbiano fiducia sia in me che nella mia arte, e seguano le mie istruzioni e i miei consigli. Allontana da loro tutti i ciarlatani, la moltitudine di parenti premurosi e  saccenti, poiché spesso rendono inutili gli intenti più assennati della nostra arte e spesso portano le Tue creature alla morte *.

Se qualcuno più saggio di me volesse migliorarmi e consigliarmi, fa che la mia anima segua con gratitudine la sua guida; perché vastissima è l’estensione della nostra arte.

Se però qualche sciocco presuntuoso impedisse con la sua critica il mio lavoro, fa che l’amore per la mia arte mi dia il coraggio incrollabile di affrontarlo e di continuare risoluto senza alcun riguardo per la sua età, reputazione, fama, perché se mi arrendessi le Tue creature soccomberebbero alla malattia e alla morte.

Riempi la mia anima di gentilezza e di calma quando i colleghi più anziani, forti della loro età, dovessero soppiantarmi, disdegnarmi o ammaestrarmi con atteggiamento sprezzante.

Fa che io possa giovarmi anche di questo, perché loro sanno molte cose che io ignoro, ma aiutami a non soffrire per la loro arroganza. Anch’io spero di poter giungere alla vecchiaia su questa terra, davanti a Te, o Dio onnipotente.

Fammi essere soddisfatto di ogni cosa, eccetto della grande scienza della mia professione. Non permettere che nasca in me il pensiero di aver raggiunto una conoscenza sufficiente, ma concedimi la forza, la possibilità e l’ambizione di ampliarla sempre più. Perché l’arte è grande, ma la mente dell’uomo è on continua espansione.

O Dio Onnipotente ! Tu mi hai scelto nella Tua misericordia per vigilare sulla vita e sulla morte delle Tue creature. Adesso io mi dedicherò all’esercizio della mia professione. Sostienimi in questo compito, affinché l’umanità possa beneficiarne, poiché senza il Tuo aiuto neppure la più piccola cosa potrà avere buon esito.

 

*nella versione originale è: “…..la moltitudine dei parenti premurosi e egli infermieri saccenti, tutta gente crudele che rende inutili con la loro arroganza gli intenti più assennati della nostra arte e spesso portale Tue creature alla morte.”  

 

Questa preghiera venne pubblicata per la prima volta in una rivista tedesca, nal 1793, e presentata come “Preghiera quotidiana di un medico prima della visita ai suoi pazienti. 

Dal manoscritto ebraico di un famoso medico ebreo egiziano del XII secolo “.

L’allusione è a Mosè Maimonide (1135-1204), ma l’attribuzione è molto dibattuta. Sembra che la preghiera sia stata composta da uno scrittore del XVIII secolo, probabilmente Marcus Herz, medico tedesco discepolo di Immanuel Kant. Manca però una prova assoluta, e forse non si potrà mai scoprire la vera paternità.

Comunque, nei contenuti, sembra scritta di proposito per i medici odierni.

 

 


Preghiera del  medico cattolico

di Giovanni Paolo II  

 

Medico Divino, che nella tua vita terrena hai prediletto coloro che soffrono ed hai affidato ai tuoi discepoli il ministero della guarigione, rendici sempre pronti ad alleviare le pene di nostri fratelli. Fa che ciascuno di noi, consapevole della grande missione che gli è affidata, si sforzi di essere sempre, nel proprio quotidiano servizio, strumento del tuo amore misericordioso. Illumina la nostra mente, guida la nostra mano, rendi attento e compassionevole il nostro cuore. Fa che in ogni paziente sappiamo scorgere i lineamenti del tuo Volto Divino.

Tu che sei la Via donaci di saperti imitare ogni giorno come medici non soltanto del corpo ma dell’intera persona, aiutando chi è malato a percorrere con fiducia il proprio cammino terreno, fino al momento dell’incontro con Te.

Tu che sei la Verità, donaci sapienza e scienza per penetrare nel mistero dell’uomo e del suo trascendente destino, mentre ci accostiamo a lui per scoprire le cause del male e per trovarne gli opportuni rimedi.

Tu che sei la Vita, donaci di annunciare e testimoniare nella nostra professione il "Vangelo della vita" impegnandoci a difenderla sempre, dal concepimento al suo temine naturale, e a rispettare la dignità di ogni essere umano, specialmente dei più deboli e bisognosi.

Rendici, o Signore, buoni Samaritani, pronti ad accogliere, curare e consolare quanti incontriamo nel nostro lavoro. Sull’esempio dei santi medici che ci hanno preceduto, aiutaci ad offrire il nostro generoso apporto per innovare costantemente le strutture sanitarie. Benedici il nostro studio e la nostra professione, illumina la nostra ricerca ed il nostro insegnamento.

Concedici infine che, avendo costantemente amato e servito Te nei fratelli sofferenti, al termine del nostro pellegrinaggio terreno possiamo contemplare il tuo volto glorioso e sperimentare la gioia dell’incontro con Te, nel tuo Regno di gioia e di pace infinita. Amen.

Giovanni Paolo II (giubileo dei medici)



 

 

  

 

 

 

 

 

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Aggiornato il: 25 gennaio 2010