1.
In occasione dell’inizio del Nuovo Anno, desidero
rivolgere i più fervidi auguri di pace a tutte le comunità cristiane, ai
responsabili delle Nazioni, agli uomini e alle donne di buona volontà del
mondo intero. Per questa XLIII Giornata Mondiale della Pace ho scelto il
tema: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. Il rispetto
del creato riveste grande rilevanza, anche perché «la creazione è
l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio» e la sua
salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza
dell’umanità. Se, infatti, a causa della crudeltà dell’uomo
sull’uomo, numerose sono le minacce che incombono sulla pace e
sull’autentico sviluppo umano integrale – guerre, conflitti
internazionali e regionali, atti terroristici e violazioni dei diritti
umani –, non meno preoccupanti sono le minacce originate dalla
noncuranza – se non addirittura dall’abuso – nei confronti della
terra e dei beni naturali che Dio ha elargito. Per tale motivo è
indispensabile che l’umanità rinnovi e rafforzi «quell’alleanza tra
essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di
Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino».
2.
Nell’ Enciclica Caritas in veritate ho posto in
evidenza che lo sviluppo umano integrale è strettamente collegato ai
doveri derivanti dal rapporto dell’uomo con l’ambiente
naturale, considerato come un dono di Dio a tutti, il cui uso comporta
una - comune responsabilità verso l’umanità intera, in special modo
verso i poveri e le generazioni future. Ho notato, inoltre, che quando la
natura e, in primo luogo, l’essere umano vengono considerati
semplicemente frutto del caso o del determinismo evolutivo, rischia di
attenuarsi nelle coscienze la consapevolezza della responsabilità.
Ritenere,
invece, il creato come dono di Dio all’umanità ci aiuta a comprendere
la vocazione e il valore dell’uomo. Con il Salmista, pieni di stupore,
possiamo infatti proclamare: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue
dita, la luna e le stelle che hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché
di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?» (Sal 8,4-5).
Contemplare la bellezza del creato è stimolo a riconoscere l’amore del
Creatore, quell’Amore che «move il sole e l’altre stelle».
3.
Vent’anni or sono, il Papa Giovanni Paolo II, dedicando il
Messaggio della Giornata Mondiale della Pace al tema Pace con Dio
creatore, pace con tutto il creato, richiamava l’attenzione sulla
relazione che noi, in quanto creature di Dio, abbiamo con l’universo che
ci circonda. «Si avverte ai nostri giorni – scriveva – la crescente
consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata... anche dalla mancanza
del dovuto rispetto per la natura». E aggiungeva che la coscienza
ecologica «non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che
si sviluppi e maturi, trovando adeguataespressione in programmi ed
iniziative concrete». Già
altri miei Predecessori avevano fatto riferimento alla relazione esistente
tra l’uomo e l’ambiente. Ad esempio, nel 1971,in occasione
dell’ottantesimo anniversario dell’Enciclica Rerum Novarum di
Leone XIII, Paolo VI ebbe a sottolineare che «attraverso uno sfruttamento
sconsiderato della natura, (l’uomo) rischia di distruggerla e di essere
a sua volta vittima di siffatta degradazione». Ed aggiunse che in tal
caso «non soltanto l’ambiente materiale diventa una minaccia
permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo
totale; ma è il contesto umano, che l’uomo non padroneggia più,
creandosi così per il domani un ambiente che potrà essergli
intollerabile: problema sociale di vaste dimensioni che riguarda
l’intera famiglia umana».
4.
Pur evitando di entrare nel merito di specifiche soluzioni
tecniche, la Chiesa, «esperta in umanità», si premura di richiamare con
forza l’attenzione sulla relazione tra il Creatore, l’essere umano e
il creato. Nel 1990, Giovanni Paolo II parlava di «crisi ecologica» e,
rilevando come questa avesse un carattere prevalentemente etico, indicava
l’«urgente necessità morale di una nuova solidarietà». Questo
appello si fa ancora più pressante oggi, di fronte alle crescenti
manifestazioni di una crisi che sarebbe irresponsabile non prendere in
seria considerazione. Come rimanere indifferenti di fronte alle
problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la
desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree
agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita
della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il
disboscamento delle aree equatoriali e tropicali? Come trascurare il
crescente fenomeno dei cosiddetti «profughi ambientali»: persone che, a
causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare –
spesso insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le incognite
di uno spostamento forzato? Come non reagire di fronte ai conflitti già
in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risorse naturali?
Sono tutte questioni che hanno un profondo impatto sull’esercizio dei
diritti umani, come ad esempio il diritto alla vita, all’alimentazione,
alla salute, allo sviluppo.
5.
Va, tuttavia, considerato che la crisi ecologica non può
essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo
fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione
dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato.
Saggio è, pertanto, operare una revisione profonda e lungimirante
del modello di sviluppo, nonché riflettere sul senso
dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le
distorsioni. Lo esige lo stato di salute ecologica del pianeta; lo
richiede anche e soprattutto la crisi culturale e morale dell’uomo, i
cui sintomi sono da tempo evidenti in ogni parte del mondo. L’umanità
ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire
quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui
costruire un futuro migliore per tutti. Le situazioni di crisi, che
attualmente sta attraversando – siano esse di carattere economico,
alimentare, ambientale o sociale –, sono, in fondo, anche crisi morali
collegate tra di loro. Esse obbligano a riprogettare il comune cammino
degli uomini. Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato
alla sobrietà e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno,
puntando con fiducia e coraggio sulle esperienze positive compiute
erigettando con decisione quelle negative. Solo così l’attuale crisi
diventa occasione di discernimento e di nuova progettualità.
6.
Non è forse vero che all’origine di quella che, in senso
cosmico, chiamiamo «natura», vi è «un disegno di amore e di verità»?
Il mondo «non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un
destino cieco o del caso... Il mondo trae origine dalla libera volontà di
Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla
sua saggezza e alla sua bontà». Il Libro della Genesi, nelle sue
pagine iniziali, ci riporta al progetto sapiente del cosmo, frutto del
pensiero di Dio, al cui vertice si collocano l’uomo e la donna, creati
ad immagine e somiglianza del Creatore per «riempire la terra» e «dominarla»
come «amministratori» di Dio stesso (cfr Gen 1,28). L’armonia
tra il Creatore, l’umanità e il creato, che la Sacra Scrittura
descrive, è stata infranta dal peccato di Adamo ed Eva, dell’uomo e
della donna, che hanno bramato occupare il posto di Dio, rifiutando di
riconoscersi come sue creature. La conseguenza è che si è distorto anche
il compito di «dominare» la terra, di «coltivarla e custodirla» e tra
loro e il resto della creazione è nato un conflitto (cfr Gen 3,17-19).
L’essere umano si è lasciato dominare dall’egoismo, perdendo il senso
del mandato di Dio, e nella relazione con il creato si è comportato come
sfruttatore, volendo esercitare su di esso un dominio assoluto. Ma il vero
significato del comando iniziale di Dio, ben evidenziato nel Libro
della Genesi, non consisteva in un semplice conferimento di autorità,
bensì piuttosto in una chiamata alla responsabilità. Del resto,
la saggezza degli antichi riconosceva che la natura è a nostra
disposizione non come «un mucchio di rifiuti sparsi a caso», mentre la
Rivelazione biblica ci ha fatto comprendere che la natura è dono del
Creatore, il quale ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci,
affinché l’uomo possa trarne gli orientamenti doverosi per «custodirla
e coltivarla» (cfr Gen 2,15). Tutto ciò che esiste appartiene a
Dio, che lo ha affidato agli uomini, ma non perché ne dispongano
arbitrariamente. E quando l’uomo, invece di svolgere il suo ruolo
di collaboratore di Dio, a Dio sisostituisce, finisce col provocare la
ribellione della natura, «piuttosto tiranneggiata chegovernata da lui».
L’uomo, quindi, ha il dovere di esercitare un governo responsabile della
creazione, custodendola e coltivandola.
7.
Purtroppo, si deve constatare che una moltitudine di
persone, in diversi Paesi e regioni del pianeta, sperimenta crescenti
difficoltà a causa della negligenza o del rifiuto, da parte di tanti, di
esercitare un governo responsabile sull’ambiente. Il Concilio Ecumenico
Vaticano II ha ricordato che «Dio ha destinato la terra e tutto quello
che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli».
L’eredità del creato appartiene, pertanto, all’intera umanità.
Invece, l’attuale ritmo di sfruttamento mette seriamente in pericolo la
disponibilità di alcune risorse naturali non solo per la generazione
presente, ma soprattutto per quelle future. Non è difficile allora
costatare che il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza
di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi
economici, che si trasformano, purtroppo, in una seria minaccia per il
creato. Per contrastare tale fenomeno, sulla base del fatto che «ogni
decisione economica ha una conseguenza di carattere morale», è
anche necessario che l’attività economica rispetti maggiormente
l’ambiente. Quando ci si avvale delle risorse naturali, occorre
preoccuparsi della loro salvaguardia, prevedendone anche i costi – in
termini ambientali e sociali –, da valutare come una voce essenziale
degli stessi costi dell’attività economica. Compete alla comunità
internazionale e ai governi nazionali dare i giusti segnali per
contrastare in modo efficace quelle modalità d’utilizzo dell’ambiente
che risultino ad esso dannose. Per proteggere l’ambiente, per tutelare
le risorse e il clima occorre, da una parte, agire nel rispetto di norme
ben definite anche dal punto di vista giuridico ed economico, e,
dall’altra, tenere conto della solidarietà dovuta a quanti abitano le
regioni più povere della terra e alle future generazioni.
8.
Sembra infatti urgente la conquista di una leale solidarietà
intergenerazionale. I costi derivanti dall’uso delle risorse
ambientali comuni non possono essere a carico delle generazioni
future: «Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro
dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti e non possiamo
disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi ad ingrandire la
cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, ch’è
un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere. Si
tratta di una responsabilità che le generazioni presenti hanno nei
confronti di quelle future, una responsabilità che appartiene anche
ai singoli Stati e alla Comunità internazionale». L’uso delle risorse
naturali dovrebbe essere tale che i vantaggi immediati non comportino
conseguenze negative per gli esseri viventi, umani e non umani, presenti e
a venire; che la tutela della proprietà privata non ostacoli la
destinazione universale dei beni; che l’intervento dell’uomo non
comprometta la fecondità della terra, per il bene di oggi e per il bene
di domani. Oltre ad una leale solidarietà inter-generazionale, va
ribadita l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà
intra-generazionale, specialmente nei rapporti tra i Paesi in via di
sviluppo e quelli altamente industrializzati: «la comunità
internazionale ha il compito imprescindibile di trovare le strade
istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non
rinnovabili, con la partecipazione anche dei Paesi poveri, in modo da
pianificare insieme il futuro». La crisi ecologica mostra l’urgenza
di una solidarietà che si proietti nello spazio e nel tempo. È
infatti importante riconoscere, fra le cause dell’attuale crisi
ecologica, la responsabilità storica dei Paesi industrializzati. I Paesi
meno sviluppati e, in particolare, quelli emergenti, non sono tuttavia
esonerati dalla propria responsabilità rispetto al creato, perché il
dovere di adottare gradualmente misure e politiche ambientali efficaci
appartiene a tutti. Ciò potrebbe realizzarsi più facilmente se vi
fossero calcoli meno interessati nell’assistenza, nel trasferimento
delle conoscenze e delle tecnologie più pulite.
9.
È indubbio che uno dei principali nodi da affrontare, da
parte della comunità internazionale, è quello delle risorse energetiche,
individuando strategie condivise e sostenibili
per soddisfare i bisogni di energia della presente generazione e di quelle
future. A tale scopo, è necessario che le società tecnologicamente
avanzate siano disposte a favorire comportamenti improntati alla sobrietà,
diminuendo il proprio fabbisogno di energia e migliorando le condizioni
del suo utilizzo. Al tempo stesso, occorre promuovere la ricerca e
l’applicazione di energie di minore impatto ambientale e la «ridistribuzione
planetaria delle risorse energetiche, in modo che anche i Paesi che ne
sono privi possano accedervi». La crisi ecologica, dunque, offre una
storica opportunità per elaborare una risposta collettiva volta a
convertire il modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa
nei confronti del creato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato ai
valori propri della carità nella verità. Auspico, pertanto, l’adozione
di un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano,
sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità,
sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita e
sulla prudenza, virtù che indica gli atti da compiere oggi, in previsione
di ciò che può accadere domani.
10.
Per guidare l’umanità verso una gestione complessivamente
sostenibile dell’ambiente e delle risorse del pianeta, l’uomo è
chiamato a impiegare la sua intelligenza nel campo della ricerca
scientifica e tecnologica e nell’applicazione delle scoperte che da
questa derivano. La «nuova solidarietà», che Giovanni Paolo II propose
nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1990, e la «solidarietà
globale», che io stesso ho richiamato nel Messaggio per la Giornata
Mondiale della Pace del 2009 risultano essere atteggiamenti
essenziali per orientare l’impegno di tutela del creato, attraverso un
sistema di gestione delle risorse della terra meglio coordinato a livello
internazionale, soprattutto nel momento in cui va emergendo, in maniera
sempre più evidente, la forte interrelazione che esiste tra la lotta al
degrado ambientale e la promozione dello sviluppo umano integrale. Si
tratta di una dinamica imprescindibile, in quanto «lo sviluppo integrale
dell’uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità».
Tante sono oggi le opportunità scientifiche e i potenziali percorsi
innovativi, grazie ai quali è possibile fornire soluzioni soddisfacenti
ed armoniose alla relazione tra l’uomo e l’ambiente. Ad esempio,
occorre incoraggiare le ricerche volte ad individuare le modalità più
efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare.
Altrettanta attenzione va poi rivolta alla questione ormai planetaria
dell’acqua ed al sistema idrogeologico globale, il cui ciclo riveste una
primaria importanza per la vita sulla terra e la cui stabilità rischia di
essere fortemente minacciata dai cambiamenti climatici. Vanno altresì
esplorate appropriate strategie di sviluppo rurale incentrate sui piccoli
coltivatori e sulle loro famiglie, come pure occorre approntare idonee
politiche per la gestione delle foreste, per lo smaltimento dei rifiuti,
per la valorizzazione delle sinergie esistenti tra il contrasto ai
cambiamenti climatici e la lotta alla povertà. Occorrono politiche
nazionali ambiziose, completate da un necessario impegno internazionale
che apporterà importanti benefici soprattutto nel medio e lungo termine.
È necessario, insomma, uscire dalla logica del mero consumo per
promuovere forme di produzione agricola e industriale rispettose
dell’ordine della creazione e soddisfacenti per i bisogni primari di
tutti. La questione ecologica non va affrontata solo per le agghiaccianti
prospettive che il degrado ambientale profila all’orizzonte; a motivarla
deve essere soprattutto la ricerca di un’autentica solidarietà a
dimensione mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e
del bene comune. D’altronde, come ho già avuto modo di ricordare, «la
tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l’uomo e le sue
aspirazioni allo sviluppo; esprime la tensione dell’animo umano al
graduale superamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica,
pertanto, si inserisce nel mandato di «coltivare e custodire
la terra» (cfr Gen 2,15), che Dio ha affidato all’uomo, e va
orientata a rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente che
deve essere specchio dell’amore creatore di Dio».
11.
Appare sempre più chiaramente che il tema del degrado
ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di
vita e i modelli di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso
insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico.
Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che
induca tutti ad adottare nuovi stili di vita «nei quali la ricerca
del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per
una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei
consumi, dei risparmi e degli investimenti». Sempre più si deve educare
a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello
personale, familiare, comunitario e politico. Tutti siamo responsabili
della protezione e della cura del creato. Tale responsabilità non conosce
frontiere. Secondo il principio di sussidiarietà, è importante
che ciascuno si impegni al livello che gli corrisponde, operando affinché
venga superata la prevalenza degli interessi particolari. Un ruolo di
sensibilizzazione e di formazione spetta in particolare ai vari soggetti
della società civile e alle Organizzazioni non-governative, che si
prodigano con determinazione e generosità per la diffusione di una
responsabilità ecologica, che dovrebbe essere sempre più ancorata al
rispetto dell’«ecologia umana».
Occorre,
inoltre, richiamare la responsabilità dei media in tale ambito,
proponendo modelli positivi a cui ispirarsi. Occuparsi dell’ambiente
richiede, cioè, una visione larga e globale del mondo; uno sforzo comune
e responsabile per passare da una logica centrata sull’egoistico
interesse nazionalistico ad una visione che abbracci sempre le necessità
di tutti i popoli. Non si può rimanere indifferenti a ciò che accade
intorno a noi, perché il deterioramento di qualsiasi parte del pianeta
ricadrebbe su tutti. Le relazioni tra persone, gruppi sociali e Stati,
come quelle tra uomo e ambiente, sono chiamate ad assumere lo stile del
rispetto e della «carità nella verità». In tale ampio contesto, è
quanto mai auspicabile che trovino efficacia e corrispondenza gli sforzi
della comunità internazionale volti ad ottenere un progressivo disarmo ed
un mondo privo di armi nucleari, la cui sola presenza minaccia la vita del
pianeta e il processo di sviluppo integrale dell’umanità presente e di
quella futura.
12.
La Chiesa ha una responsabilità per il creato e
sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la
terra, l’acqua e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti, e, anzitutto,
per proteggere l’uomo contro il pericolo della distruzione di se stesso.
Il degrado della natura è, infatti, strettamente connesso alla cultura
che modella la convivenza umana, per cui «quando l’«ecologia umana»
è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne
trae beneficio». Non si può domandare ai giovani di rispettare
l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a
rispettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul
versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare
e sociale. I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona
considerata in se stessa e in relazione agli altri. Volentieri, pertanto,
incoraggio l’educazione ad una responsabilità ecologica, che, come ho
indicato nell’Enciclica Caritas in veritate, salvaguardi
un’autentica «ecologia umana» e, quindi, affermi con rinnovata
convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni
sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione
della famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al
rispetto della natura.
Occorre salvaguardare il
patrimonio umano della società. Questo patrimonio di valori ha la sua
origine ed è iscritto nella legge morale naturale, che è fondamento del
rispetto della persona umana e del creato.
13.
Non va infine dimenticato il fatto, altamente indicativo,
che tanti trovano tranquillità e pace, si sentono rinnovati e rinvigoriti
quando sono a stretto contatto con la bellezza e l’armonia della natura.
Vi è pertanto una sorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato,
noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi.
D’altra parte, una corretta concezione del rapporto dell’uomo con
l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più
importante della stessa persona. Se il Magistero della Chiesa esprime
perplessità dinanzi ad una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo
e al biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina la differenza
ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi.
In tal modo, si viene di fatto ad eliminare l’identità e il ruolo
superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della «dignità»
di tutti gli esseri viventi. Si dà adito, così, ad un nuovo panteismo
con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in
senso puramente naturalistico, la salvezza per l’uomo. La Chiesa invita,
invece, ad impostare la questione in modo equilibrato, nel rispetto della
«grammatica» che il Creatore ha inscritto nella sua opera, affidando
all’uomo il ruolo di custode e amministratore responsabile del creato,
ruolo di cui non deve certo abusare, ma da cui non può nemmeno abdicare.
Infatti, anche la posizione contraria di assolutizzazione della tecnica e
del potere umano, finisce per essere un grave attentato non solo alla
natura, ma anche alla stessa dignità umana.
14.
Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. La
ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà
senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto
inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato.
Illuminati dalla divina Rivelazione e seguendo la Tradizione della Chiesa,
i cristiani offrono il proprio apporto. Essi considerano il cosmo e le sue
meraviglie alla luce dell’opera creatrice del Padre e redentrice di
Cristo, che, con la sua morte e risurrezione, ha riconciliato con Dio «sia
le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Col 1,20).
Il Cristo, crocifisso e risorto, ha fatto dono all’umanità del suo
Spirito santificatore, che guida il cammino della storia, in attesa del
giorno in cui, con il ritorno glorioso del Signore, verranno inaugurati «nuovi
cieli e una terra nuova» (2 Pt 3,13), in cui abiteranno per sempre
la giustizia e la pace. Proteggere l’ambiente naturale per costruire un
mondo di pace è, pertanto, dovere di ogni persona. Ecco una sfida urgente
da affrontare con rinnovato e corale impegno; ecco una provvidenziale
opportunità per consegnare alle nuove generazioni la prospettiva di un
futuro migliore per tutti. Ne siano consapevoli i responsabili delle
nazioni e quanti, ad ogni livello, hanno a cuore le sorti dell’umanità:
la salvaguardia del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra
loro intimamente connesse! Per questo, invito tutti i credenti ad elevare
la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre
misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni,
sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la
pace, custodisci il creato.
BENEDETTO XVI
Dal
Vaticano, 8 dicembre 2009