Patriarcato di Venezia - Ufficio per la Pastorale della Salute

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RU486 - Card Bagnasco

11 febbraio 2011

XIX Giornata Mondiale

del Malato

La preghiera

 

EDUCARE ALLA SALUTE, EDUCARE ALLA  VITA

un dibattito urgente

                                                  Marco Doldi, teologo

Documenti connessi:

 

1 un dibattito urgente

2 intervista al card Bagnasco

 

Girolamo da Santa Croce. La resurrezione

EDUCARE ALLA SALUTE, EDUCARE ALLA  VITA

un dibattito urgente

Parlamento e introduzione della Ru486

                                                  Marco Doldi, teologo

   Nel cuore dell’estate è arrivata la notizia dell’introduzione in Italia della Ru 486, la pillola abortiva.

   Conoscendone da tempo la gravità, è stato chiesto che il Parlamento, attraverso una Commissione specifica, valuti l’opportunità della scelta ed eventualmente vigili sul suo utilizzo. La richiesta appare, davvero, urgente e motivata. Infatti, occorre superare l’equivoco che si tratti solo di una scelta di natura tecnica.

   Aiuta grandemente a capire questo la “Caritas in veritate” di Benedetto XVI, perché in modo chiaro sfata l’idea che il progresso sia semplicemente un fatto di procedure. Come a dire: se fino ad oggi l’aborto era praticato in modo chirurgico, oggi è possibile farlo in modo chimico e,quindi, va tutto bene. Non è così: l’aborto, in qualunque forma venga praticato, interpella sempre la coscienza individuale e collettiva. Questa particolare pratica, ancora di più.

   Vale la pena, per un momento, interrogarsi su che cosa sia veramente il progresso: su questo punto il Magistero della Chiesa propone una parola significativa e singolare; una parola “profetica”, perché, al momento, è unica. Il pensiero cristiano coniuga insieme carità e verità, giungendo ad una visone della vita, che è di natura sapienziale. La carità ha un compito nei confronti della verità: la guida a conoscere in modo armonioso. Davanti ai fenomeni del nostro tempo, la Chiesa invita, prima di tutto, a conoscere e a capire, tenendo conto della competenza specifica di ogni livello della conoscenza. “La carità – ricorda il Santo Padre nella Caritas in veritate – non esclude il sapere, anzi lo richiede, lo promuove e lo anima dall’interno “.

   Lo sviluppo umano dipende, oggi, dal far interagire i diversi livelli della conoscenza: quello scientifico, ma anche quello antropologico, quello etico, quello giuridico, ecc. L’errore,invece, è di ritenere che scelte, le quali toccano così da vicino la persona, siano solo di natura scientifica, come se la persona si capisse principalmente con le leggi della biologia.

   E’ necessario allargare gli spazi della ragione per giungere ad un sapere integrale. “Il fare è cieco senza il sapere”. Se si tralascia l’armoniosa complessità, cui la ragione può giungere, l’agire dell’uomo si riduce a calcolo e ad esperimento, perché le sole scienze umane non riusciranno ad indicare la via verso lo sviluppo integrale dell’uomo: c’è bisogno di andare più in là.

   Al contrario, l’eccessiva settorialità, la chiusura della scienza nei confronti della filosofia e della teologia sono un autentico ostacolo nella via del progresso. Ora, se ci si pone a questo livello di considerazione, l’unico veramente adeguato, si capisce facilmente perché l’aborto non potrà mai essere ridotto ad una questione di procedure: l’uccisione di un essere umano nella fase iniziale del suo sviluppo non potrà mai lasciare tranquille le coscienze. Né da un punto di vista scientifico  (l’embrione è uno di noi ), né da un punto di vista filosofico ( è una persona ), né da un punto di vista etico ( non è mai lecito sopprimere una vita umana innocente),  né da un punto di vista giuridico: i deboli vanno sempre difesi. Questo è lo sguardo sapienziale animato dalla carità. Pertanto la politica non può disinteressarsi di questo. Se essa è il buon governo della vita sociale, come può accontentarsi di assolvere la funzione di notaio ? Come un notaio che, sottoscrivendo decisioni che altri hanno preso, invoca la propria neutralità.

   Resta sempre illuminante l’insegnamento del Concilio circa l’autonomia delle realtà terrene; non è necessario che l’autorità politica cerchi ragioni di fede o si domandi all’autorità religiosa quali passi da compiere. Essa possiede già abbondantemente tutte le ragioni per promuovere il bene comune.

   I valori su cui si fonda il rispetto per l’accoglienza della vita debole in tutte le sue forme appartengono, da sempre, al patrimonio sapienziale della nostra cultura. Si tratta di applicarli nei diversi casi. Se la politica abdica a questa sua nativa vocazione, perde la sua bellezza.

   Un’aria di freschezza giunge dalle parole del Santo Padre: problemi nuovi, richiedono soluzioni nuove. Occorre rinunciare a qualche “dogma” della cultura moderna, rivelatosi ingannatore, secondo cui la scienza o la tecnica sarebbero fatti neutri. Non è così ! La ricerca, realisticamente, al giorno d’oggi è mossa da “fini”, eticamente non indifferenti; la tecnica, applicata all’uomo, è espressione della persona, dell’uomo che opera. Questo, responsabilmente, deve accettare che la propria e l’altrui vita sono beni indisponibili. 

LA CONDANNA DELLA CHIESA

    Sulla sicurezza della pillola, "persistono molte ombre"», ha scritto l’ Osservatore Romano.

    È stato poi monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia pro Vita, a spiegare che l'uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta perché la sua assunzione è analoga a tutti gli effetti dell’aborto chirurgico.

   «Dal punto di vista canonico è come un aborto chirurgico» sottolinea il vescovo. «L’assunzione della Ru486 equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico. Non manca nulla. Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo».

   «Rimango allibito dall'atteggiamento dell'Aifa (agenzia italiana per i farmaci)» ha anche detto Sgreccia e « spero - ha aggiunto - che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti» perché la pillola abortiva RU486 «non è un farmaco, ma un veleno letale». 

L'AGGRAVANTE DEL RISCHIO PER LA MADRE

    La pillola «ha effetto abortivo, quindi valgono - prosegue Sgreccia - tutte le considerazioni che valgono quando si parla di aborto volontario. C’è, inoltre, un’aggravante che dovrebbe far riflettere anche chi appoggia la legalizzazione dell’aborto chirurgico, ed è il rischio per la madre. Più di venti donne sono morte per effetto della somministrazione di questa sostanza. Questo farmaco assume, quindi, la valenza del veleno. È una sostanza non a fine di salute, ma a fine di morte. Si va contro la regola fondamentale della vita della madre. Bisognerebbe, per questo motivo, sospendere tutto.

    Inoltre - prosegue il vescovo - si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna». 

SULL'AIFA PRESSIONI POLITICHE ED ECONOMICHE

   Mons. Sgreccia poi non ha dubbi sulle cause che spingono l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco: si tratta, secondo il presule, di «pressioni politiche ed economiche».

 

L’APPELLO

   «I medici facciano obiezione di coscienza» contro la somministrazione della pillola abortiva Ru486 affinché si veda che «il medico è colui che dà la vita, non colui che la toglie». 

È l’appello del cardinale Josè Lozano Barragan, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute.

 

 

 

   

 

 

 

 

 

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Aggiornato il: 19 maggio 2010