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EDUCARE
ALLA SALUTE, EDUCARE ALLA VITA
PERCORSI
FORMATIVI E PASTORALE
INTEGRATA
Importanza
della formazione
oggi
Mons.
Italo Monticelli *
*
Responsabile della Pastorale della Salute
della Regione Lombardia.
Sommario:
L’importanza della formazione nella sanità riveste un ruolo
fondamentale, soprattutto per le nuove generazioni, per la loro capacità
di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male.
L’Autore evidenzia due aspetti cruciali per la formazione del
personale sanitario: la dimensione etico-antropologica, che abbraccia
l’ampio campo motivazionale e relazionale, e quello
tecnico-professionale, riguardante la specificità del servizio offerto,
con la finalità di creare una professionalità che sia sintesi fra
competenza e valori.
1.
Importanza
della formazione oggi
La formazione, oggi, è avvertita come un’esigenza ed un elemento
indispensabile in molti settori dell’agire umano; infatti la velocità
dei processi di trasformazione in atto nella nostra società,
l’articolazione diversificata dei bisogni e il continuo mutamento delle
esigenze richiede un incessante cammino formativo e di aggiornamento.
Anche l’idea molto diffusa che possano bastare il tempo e
l’esperienza, oggi non è più accettabile: infatti l’abilità
accumulata in anni di lavoro può diventare insignificante nel lasso di
breve tempo.
La formazione, inoltre, offre un senso al proprio vivere sia
professionale che umano e consente di prevenire uno dei rischi maggiori
dei nostri tempi che è l’indifferenza.
La conferma dell’importanza della formazione in ogni settore, e
quindi anche in quello della sanità, è data dal richiamo fatto dallo
stesso Pontefice Benedetto XVI nella lettera alla diocesi di Roma sul
compito urgente di educare (23.2.2008). In essa viene sottolineata la
sollecitudine urgente “per la formazione delle nuove generazioni, per
la loro capacità di orientarsi alla vita e di discernere il bene dal
male, per la loro salute non soltanto fisica ma anche morale “.
E nello stesso tempo il Papa parla delle difficoltà presenti
nell’impegno educativo, dicendo che tali difficoltà non sono
insormontabili. “Sono piuttosto,
per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso
che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente
l’accompagna. A differenza di quanto avviene in campo tecnico ed
economico, dove i progressi oggi possono sommarsi a quelli del passato,
nell’ambito della formazione della crescita morale delle persone non
esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà
dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna
generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni. Anche
i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere
ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta,
scelta personale”.
Teniamo poi presente che l’episcopato italiano propone il
problema dell’educazione come impegno del prossimo decennio, trattandosi
di una esigenza costitutiva e permanente, che oggi tende ad assumere i
tratti dell’urgenza e perfino dell’emergenza.
2.
Formazione
nell’ambito sanitario.
Tutto ciò acquista importanza primaria nell’ambito sanitario in
continua evoluzione sia da un punto di vista organizzativo ed
assistenziale che di sperimentazione e di ricerca, dove al centro del
servizio deve essere collocato l’uomo malato che ha il diritto di essere
assistito e curato da persone professionalmente preparate.
Il sofferente, infatti, ben percepisce il grado di preparazione
dell’operatore e intuisce se è sicuro, o in difficoltà, o se è
azzardato nel suo operare. La tematica della formazione del personale
sanitario è molto ampia e dovrà evidenziare due aspetti: la dimensione
etico-antropologica, che abbraccia l’ampio campo motivazionale e
relazionale, e quella tecnico-professionale, riguardante la specificità
del servizio offerto, con la finalità di creare una professionalità che
sia sintesi fra competenza e valori.
Anche la Pastorale della Salute è pienamente coinvolta in questa
argomentazione dovendo concretizzare la sua azione all’interno di un
determinato contesto storico, sociale e culturale complesso.
Importante è l’indicazione che troviamo nella Nota della
Consulta Nazionale della Pastorale della Sanità, La pastorale della
salute nella Chiesa Italiana, quando al n. 40, rivolgendosi
all’assistente religioso delle istituzioni sanitarie, afferma: “Per
uno svolgimento adeguato della missione accanto ai malati, oltre ad una
profonda spiritualità, il cappellano deve possedere una competenza e
preparazione professionale che gli permettano sia di conoscere
adeguatamente la psicologia del malato e di stabilire con lui una
relazione significativa, sia di praticare una valida collaborazione
interdisciplinare”. E al numero seguente, dopo aver evidenziato
alcune priorità dell’opera dell’assistente spirituale, si afferma che
nella sua missione assumono grande importanza la cura pastorale del
personale, il coinvolgimento per proporre progetti tesi a rendere più
umano il clima dell’istituzione, la presenza del Comitato Etico e
l’insegnamento dell’etica professionale, la promozione e la formazione
del volontariato.
Essenziale, però, è anche la formazione di tutti gli altri
soggetti che operano in questo ambito pastorale: diaconi permanenti,
religiosi/e, accoliti, ministri straordinari dell’eucaristia, fedeli
cristiani laici. Molteplici sono gli ambiti che propongono itinerari
formativi agli operatori pastorali: il Camillianum di Roma, Istituto
Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria che si configura come un
centro di ricerca, alle varie scuole di formazione sorte in alcune Diocesi
o presso Ordini o Congregazioni ospedaliere, gli svariati testi su questa
tematica.
3.
Tematiche
nel processo formativo
Quali
discipline deve trattare un processo di formazione per operatori della
pastorale della salute ?
Prima di tutto va detto che la formazione in pastorale della
salute, al di là dei corsi e delle materie, deve adottare una duplice
prospettiva: personalistica e missionaria.
Prospettiva personalistica significa la preparazione
teologico-pastorale non solo al “sapere” (le conoscenze) e al “saper
fare” (le abilità), ma soprattutto la “saper essere” (la
personalità dell’operatore), dato che il contatto con i problemi della
vita e della sofferenza pongono l’operatore pastorale continuamente a
contatto e a confronto con il senso e il centro della propria esistenza.
Ci si confronta quotidianamente con ciò che è essenziale e ultimo.
La formazione in pastorale della salute, inoltre, non è fine a se
stessa ma ha come finalità la missione, cioè la dimensione pastorale ed
evangelizzatrice della promozione della salute, della cura,
dell’attenzione al malato, della mitigazione della sofferenza ….
Per quanto riguarda la concretezza di un percorso di formazione,
indico l’esperienza del Biennio di pastorale sanitaria programmato
dall’Ufficio per la pastorale della salute della diocesi di Milano, che
vanta quattordici anni di vita ed ha formato circa 400 operatori
pastorali.
Il biennio è composto da cento ore annuali ed ha quattro aree di
riferimento:
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Biblica e teologica;
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Pastorale e storica;
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Psico-sociologica;
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Etica e bioetica.
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Ritengo questo schema formativo molto utile nell’offrire una
visione globale ed anche molto apprezzato dai discenti.
Indico brevemente le finalità che ogni area intende raggiungere.
·
L’area biblico-teologica mostra,
analizzando da una parte la Storia della Salvezza e dall’altra le
caratteristiche e le aspirazioni della persona, come l’uomo, anche
attraverso la sofferenza, può realizzarsi pienamente secondo il progetto
del Creatore e del Redentore, approdando ad un alto grado di
spiritualità. Il dolore, pur rimanendo immenso, drammatico ed umanamente
inspiegabile diventa momento di grazia perché in ogni situazione negativa
è presente Cristo.
·
L’area pastorale e storica abbraccia
molteplici tematiche che permettono all’operatore pastorale di conoscere
adeguatamente l’uomo contemporaneo e il suo approccio alle tematiche
della salute, sofferenza e morte e di proporgli, riferendosi ai documenti
del Magistero e riscoprendo l’azione sacramentale, un valido cammino di
evangelizzazione. Si ritiene inoltre importante la memoria storica
dell’ininterrotta catena di coloro che attraverso un’instancabile e
silenziosa opera, da sempre sono presenti nelle aree più difficili della
sanità e del sociale.
·
L’area psico-sociologica invita
l’operatore pastorale a porre attenzione ai soggetti, ai luoghi e alle
normative della sanità per contribuire al cambiamento di quelle
situazioni che faticano a centralizzare la figura del sofferente. Dunque,
l’aspetto strettamente pastorale e sacramentale per rivestire un ruolo
terapeutico e sanate, deve porsi come punto di arrivo solo dopo aver
operato positivamente sull’umano, mediante contributi all’umanizzazione
ed in una positiva relazione di aiuto di ogni specifico cammino di
fede. Non a caso, il documento La Pastorale della Salute nella Chiesa
Italiana, ricorda: “ E’ sulla base di una calda umanità che
trova il primo appoggio e l’accompagnamento pastorale del malato.
Rispettando i bisogni e i tempi del paziente, il cappellano saprà anche
essere propositivo di un conforto e di una speranza che vengono dalla
parola di Dio, dalla preghiera e dai sacramenti” (n. 40).
·
L’area etica e bioetica deve fornire
precisi principi di riferimento ed una chiara etica dei valori di fronte
all’odierno pluralismo etico, perché sia di fronte alle enormi
possibilità di intervento e di manipolazione che la scienza va
acquisendo, sia nelle azioni assistenziali quotidiane si rispetti il
valore e la dignità della vita in tutte le fasi e in tutte le situazioni.
E’ bene ricordare, il piano di Educazione Continua in Medicina
(ECM), da considerare nella proposta degli itinerari formativi che gli
operatori pastorali possono proporre agli operatori sanitari.
E’ stato stabilito il piano di Educazione Continua in medicina (ECM)
per gli anni 2008-2010.
In questi tre anni, tutti gli operatori sanitari, sono obbligati ad
acquisire 150 crediti ECM: l’80% dei crediti, cioè 120, deve riguardare
specificatamente la formazione professionale, mentre il 20% potrà essere
riservata ad argomenti di “interesse generale” pertinenti e connessi
all’attività professionale; tra questi rientrano tematiche bioetiche,
etiche, umanistiche, relazionali …..
4.
Pastorale
integrata.
Una parola sulla Pastorale Integrata.
Evidentemente la formazione dell’operatore pastorale
nell’ambito della sanità, come già si è indicato nel percorso
formativo, abbracciando vari aspetti della vita umana, non può
soffermarsi solo all’aspetto sanitario, ma include anche la vita
personale, la catechesi, la liturgia, il lavoro la psicologia, la
teologia.
Occorre allora tenere sempre presente un certo coordinamento con
gli uffici diocesani che trattano pastoralmente tali materie.
Se si legge la Nota della CEI “Predicate il Vangelo e curate i
malati” del 2006 si possono cogliere i vari argomenti da mettere al
centro della formazione e che richiamano la necessità di una pastorale
della salute integrata nella pastorale ordinaria.
Gli argomenti sono: umanizzazione, ospitalità, dignità della
persona, prendersi cura del malato, la concezione dell’uomo o
antropologia, educazione alla gioiosa speranza, competenza professionale e
sensibilità umana, rispetto della vita in tutte le sue fasi, promozione
della salute integrale, costruzione di comunità sananti, malato soggetto
responsabile di evangelizzazione e salvezza, sofferenza redenta ed
educatrice, comunione e collaborazione, volontariato pastorale,
ministri straordinari della comunione eucaristica.
5.
L’impegno
educativo è
di tutti
Le difficoltà nell’educare deve spingere tutti
nell’individuare alcune strategie e sottolineature.
Eccone alcune:
·
Educare è un lavoro
di tutti e non solo di alcuni. E’ vero che la famiglia e la scuola
stanno in prima fila, ma accanto a loro ci deve stare ogni individuo.
Nessuno è escluso da tale impegno. Anzi ciascuno deve porsi la domanda:
so educare ? Come mi comporto di fronte ai momenti difficili
dell’educazione ?
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Educare è per tutti
un lavoro attivo e, nello stesso tempo, un lavoro passivo, cioè tutti
riceviamo qualche cosa dagli altri e quindi ci educhiamo, e tutti diamo
qualche cosa agli altri e quindi educhiamo. “L’educare a
l’educarsi sono realtà continue e comunicanti” (card. C. M.
Martini).
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Educare è un impegno
che assorbe tutte le energie umane: energie fisiche come la salute;
energie morali, come la fiducia e l’ottimismo; energie spirituali, come
l’intelligenza e la volontà; energie soprannaturali come la fede e la
preghiera.
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Educare è un impegno
che dura tutta la vita, proprio perché non si è mai completamente
formati. Anzi il cammino formativo segue le varie stagioni della vita con
accentuazioni specifiche. Si può parlare di educazione permanente.
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Educare è aprirsi a
Dio che noi credenti riconosciamo come primo, indispensabile educatore.
Lui ci ha creati e redenti, non ci abbandona ad un qualsiasi destino, ma
ci addita un alto destino, aiutandoci a raggiungerlo. La sua parola,
sempre presente nella Bibbia, si fa momento educativo quando la si ascolta
e la si mette in pratica.
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Educare è usare tutti
i mezzi che la vita ci mette a disposizione: mezzi naturali che sono
espressi dalle leggi della natura, mezzi soprannaturali che cogliamo nel
vivere la propria fede religiosa.
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Educare è procedere
sempre avanti in una crescita globale della vita. Si tratta di una
crescita non semplicemente intellettiva o formativa, ma vitale e umana.
Come diceva Don Luigi Giussani occorre vedere l’educazione come una “introduzione
nella realtà, alla realtà totale”.
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