Patriarcato di Venezia - Ufficio per la Pastorale della Salute

    Formazione in Bioetica

Direttore:  Mons Dino Pistolato

 

 

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11 febbraio 2011

XIX Giornata Mondiale

del Malato

La preghiera

 

EDUCARE ALLA SALUTE, EDUCARE ALLA  VITA

PERCORSI  FORMATIVI  E PASTORALE  INTEGRATA

Mons. Italo Monticelli *

Documenti connessi:

 

1 Etica e Bioetica

2-Coscienza morale

3-Bioetica personalista

4-questioni di bioetica

5-temi di bioetica

6-percorsi formativi

 

Girolamo da Santa Croce. La resurrezione

EDUCARE ALLA SALUTE, EDUCARE ALLA  VITA

PERCORSI  FORMATIVI  E PASTORALE  INTEGRATA

 Importanza  della  formazione  oggi

                                      

Mons. Italo Monticelli *

*   Responsabile della Pastorale della Salute 

della Regione Lombardia.

 Sommario: L’importanza della formazione nella sanità riveste un ruolo fondamentale, soprattutto per le nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male.

   L’Autore evidenzia due aspetti cruciali per la formazione del personale sanitario: la dimensione etico-antropologica, che abbraccia l’ampio campo motivazionale e relazionale, e quello tecnico-professionale, riguardante la specificità del servizio offerto, con la finalità di creare una professionalità che sia sintesi fra competenza e valori.

 

1.    Importanza della formazione oggi

   La formazione, oggi, è avvertita come un’esigenza ed un elemento indispensabile in molti settori dell’agire umano; infatti la velocità dei processi di trasformazione in atto nella nostra società, l’articolazione diversificata dei bisogni e il continuo mutamento delle esigenze richiede un incessante cammino formativo e di aggiornamento. Anche l’idea molto diffusa che possano bastare il tempo e l’esperienza, oggi non è più accettabile: infatti l’abilità accumulata in anni di lavoro può diventare insignificante nel lasso di breve tempo.

   La formazione, inoltre, offre un senso al proprio vivere sia professionale che umano e consente di prevenire uno dei rischi maggiori dei nostri tempi che è l’indifferenza.

   La conferma dell’importanza della formazione in ogni settore, e quindi anche in quello della sanità, è data dal richiamo fatto dallo stesso Pontefice Benedetto XVI nella lettera alla diocesi di Roma sul compito urgente di educare (23.2.2008). In essa viene sottolineata la sollecitudine urgente “per la formazione delle nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi alla vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non soltanto fisica ma anche morale “.

   E nello stesso tempo il Papa parla delle difficoltà presenti nell’impegno educativo, dicendo che tali difficoltà non sono insormontabili. “Sono  piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l’accompagna. A differenza di quanto avviene in campo tecnico ed economico, dove i progressi oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell’ambito della formazione della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni. Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale”.

   Teniamo poi presente che l’episcopato italiano propone il problema dell’educazione come impegno del prossimo decennio, trattandosi di una esigenza costitutiva e permanente, che oggi tende ad assumere i tratti dell’urgenza e perfino dell’emergenza.

 

2.    Formazione nell’ambito sanitario.

   Tutto ciò acquista importanza primaria nell’ambito sanitario in continua evoluzione sia da un punto di vista organizzativo ed assistenziale che di sperimentazione e di ricerca, dove al centro del servizio deve essere collocato l’uomo malato che ha il diritto di essere assistito e curato da persone professionalmente preparate.

   Il sofferente, infatti, ben percepisce il grado di preparazione dell’operatore e intuisce se è sicuro, o in difficoltà, o se è azzardato nel suo operare. La tematica della formazione del personale sanitario è molto ampia e dovrà evidenziare due aspetti: la dimensione etico-antropologica, che abbraccia l’ampio campo motivazionale e relazionale, e quella tecnico-professionale, riguardante la specificità del servizio offerto, con la finalità di creare una professionalità che sia sintesi fra competenza e valori.

   Anche la Pastorale della Salute è pienamente coinvolta in questa argomentazione dovendo concretizzare la sua azione all’interno di un determinato contesto storico, sociale e culturale complesso.

   Importante è l’indicazione che troviamo nella Nota della Consulta Nazionale della Pastorale della Sanità, La pastorale della salute nella Chiesa Italiana, quando al n. 40, rivolgendosi all’assistente religioso delle istituzioni sanitarie, afferma: “Per uno svolgimento adeguato della missione accanto ai malati, oltre ad una profonda spiritualità, il cappellano deve possedere una competenza e preparazione professionale che gli permettano sia di conoscere adeguatamente la psicologia del malato e di stabilire con lui una relazione significativa, sia di praticare una valida collaborazione interdisciplinare”. E al numero seguente, dopo aver evidenziato alcune priorità dell’opera dell’assistente spirituale, si afferma che nella sua missione assumono grande importanza la cura pastorale del personale, il coinvolgimento per proporre progetti tesi a rendere più umano il clima dell’istituzione, la presenza del Comitato Etico e l’insegnamento dell’etica professionale, la promozione e la formazione del volontariato.

   Essenziale, però, è anche la formazione di tutti gli altri soggetti che operano in questo ambito pastorale: diaconi permanenti, religiosi/e, accoliti, ministri straordinari dell’eucaristia, fedeli cristiani laici. Molteplici sono gli ambiti che propongono itinerari formativi agli operatori pastorali: il Camillianum di Roma, Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria che si configura come un centro di ricerca, alle varie scuole di formazione sorte in alcune Diocesi o presso Ordini o Congregazioni ospedaliere, gli svariati testi su questa tematica.

 

3.    Tematiche nel processo formativo

   Quali discipline deve trattare un processo di formazione per operatori della pastorale della salute ?

   Prima di tutto va detto che la formazione in pastorale della salute, al di là dei corsi e delle materie, deve adottare una duplice prospettiva: personalistica e missionaria.

   Prospettiva personalistica significa la preparazione teologico-pastorale non solo al “sapere” (le conoscenze) e al “saper fare” (le abilità), ma soprattutto la “saper essere” (la personalità dell’operatore), dato che il contatto con i problemi della vita e della sofferenza pongono l’operatore pastorale continuamente a contatto e a confronto con il senso e il centro della propria esistenza. Ci si confronta quotidianamente con ciò che è essenziale e ultimo.

   La formazione in pastorale della salute, inoltre, non è fine a se stessa ma ha come finalità la missione, cioè la dimensione pastorale ed evangelizzatrice della promozione della salute, della cura, dell’attenzione al malato, della mitigazione della sofferenza ….

   Per quanto riguarda la concretezza di un percorso di formazione, indico l’esperienza del Biennio di pastorale sanitaria programmato dall’Ufficio per la pastorale della salute della diocesi di Milano, che vanta quattordici anni di vita ed ha formato circa 400 operatori pastorali.

   Il biennio è composto da cento ore annuali ed ha quattro aree di riferimento:

·        Biblica e teologica;

·        Pastorale e storica;

·        Psico-sociologica;

·        Etica e bioetica.

   Ritengo questo schema formativo molto utile nell’offrire una visione globale ed anche molto apprezzato dai discenti.

   Indico brevemente le finalità che ogni area intende raggiungere.

·        L’area biblico-teologica mostra, analizzando da una parte la Storia della Salvezza e dall’altra le caratteristiche e le aspirazioni della persona, come l’uomo, anche attraverso la sofferenza, può realizzarsi pienamente secondo il progetto del Creatore e del Redentore, approdando ad un alto grado di spiritualità. Il dolore, pur rimanendo immenso, drammatico ed umanamente inspiegabile diventa momento di grazia perché in ogni situazione negativa è presente Cristo.

·        L’area pastorale e storica abbraccia molteplici tematiche che permettono all’operatore pastorale di conoscere adeguatamente l’uomo contemporaneo e il suo approccio alle tematiche della salute, sofferenza e morte e di proporgli, riferendosi ai documenti del Magistero e riscoprendo l’azione sacramentale, un valido cammino di evangelizzazione. Si ritiene inoltre importante la memoria storica dell’ininterrotta catena di coloro che attraverso un’instancabile e silenziosa opera, da sempre sono presenti nelle aree più difficili della sanità e del sociale.

·        L’area psico-sociologica invita l’operatore pastorale a porre attenzione ai soggetti, ai luoghi e alle normative della sanità per contribuire al cambiamento di quelle situazioni che faticano a centralizzare la figura del sofferente. Dunque, l’aspetto strettamente pastorale e sacramentale per rivestire un ruolo terapeutico e sanate, deve porsi come punto di arrivo solo dopo aver operato positivamente sull’umano, mediante contributi all’umanizzazione ed in una positiva relazione di aiuto di ogni specifico cammino di fede. Non a caso, il documento La Pastorale della Salute nella Chiesa Italiana, ricorda: “ E’ sulla base di una calda umanità che trova il primo appoggio e l’accompagnamento pastorale del malato. Rispettando i bisogni e i tempi del paziente, il cappellano saprà anche essere propositivo di un conforto e di una speranza che vengono dalla parola di Dio, dalla preghiera e dai sacramenti” (n. 40).

·        L’area etica e bioetica deve fornire precisi principi di riferimento ed una chiara etica dei valori di fronte all’odierno pluralismo etico, perché sia di fronte alle enormi possibilità di intervento e di manipolazione che la scienza va acquisendo, sia nelle azioni assistenziali quotidiane si rispetti il valore e la dignità della vita in tutte le fasi e in tutte le situazioni.

   E’ bene ricordare, il piano di Educazione Continua in Medicina (ECM), da considerare nella proposta degli itinerari formativi che gli operatori pastorali possono proporre agli operatori sanitari.

   E’ stato stabilito il piano di Educazione Continua in medicina (ECM) per gli anni 2008-2010.

   In questi tre anni, tutti gli operatori sanitari, sono obbligati ad acquisire 150 crediti ECM: l’80% dei crediti, cioè 120, deve riguardare specificatamente la formazione professionale, mentre il 20% potrà essere riservata ad argomenti di “interesse generale” pertinenti e connessi all’attività professionale; tra questi rientrano tematiche bioetiche, etiche, umanistiche, relazionali …..

 

4.    Pastorale integrata.

 

   Una parola sulla Pastorale Integrata.

   Evidentemente la formazione dell’operatore pastorale nell’ambito della sanità, come già si è indicato nel percorso formativo, abbracciando vari aspetti della vita umana, non può soffermarsi solo all’aspetto sanitario, ma include anche la vita personale, la catechesi, la liturgia, il lavoro la psicologia, la teologia.

   Occorre allora tenere sempre presente un certo coordinamento con gli uffici diocesani che trattano pastoralmente tali materie.

   Se si legge la Nota della CEI “Predicate il Vangelo e curate i malati” del 2006 si possono cogliere i vari argomenti da mettere al centro della formazione e che richiamano la necessità di una pastorale della salute integrata nella pastorale ordinaria.

   Gli argomenti sono: umanizzazione, ospitalità, dignità della persona, prendersi cura del malato, la concezione dell’uomo o antropologia, educazione alla gioiosa speranza, competenza professionale e sensibilità umana, rispetto della vita in tutte le sue fasi, promozione della salute integrale, costruzione di comunità sananti, malato soggetto responsabile di evangelizzazione e salvezza, sofferenza redenta ed educatrice, comunione e collaborazione, volontariato pastorale,  ministri straordinari della comunione eucaristica.

 

5.     L’impegno  educativo  è  di  tutti

   Le difficoltà nell’educare deve spingere tutti nell’individuare alcune strategie e sottolineature.

   Eccone alcune:

·        Educare è un lavoro di tutti e non solo di alcuni. E’ vero che la famiglia e la scuola stanno in prima fila, ma accanto a loro ci deve stare ogni individuo. Nessuno è escluso da tale impegno. Anzi ciascuno deve porsi la domanda: so educare ? Come mi comporto di fronte ai momenti difficili dell’educazione ?

·        Educare è per tutti un lavoro attivo e, nello stesso tempo, un lavoro passivo, cioè tutti riceviamo qualche cosa dagli altri e quindi ci educhiamo, e tutti diamo qualche cosa agli altri e quindi educhiamo. “L’educare a l’educarsi sono realtà continue e comunicanti” (card. C. M. Martini).

·        Educare è un impegno che assorbe tutte le energie umane: energie fisiche come la salute; energie morali, come la fiducia e l’ottimismo; energie spirituali, come l’intelligenza e la volontà; energie soprannaturali come la fede e la preghiera.

·        Educare è un impegno che dura tutta la vita, proprio perché non si è mai completamente formati. Anzi il cammino formativo segue le varie stagioni della vita con accentuazioni specifiche. Si può parlare di educazione permanente.

·        Educare è aprirsi a Dio che noi credenti riconosciamo come primo, indispensabile educatore. Lui ci ha creati e redenti, non ci abbandona ad un qualsiasi destino, ma ci addita un alto destino, aiutandoci a raggiungerlo. La sua parola, sempre presente nella Bibbia, si fa momento educativo quando la si ascolta e la si mette in pratica.

·        Educare è usare tutti i mezzi che la vita ci mette a disposizione: mezzi naturali che sono espressi dalle leggi della natura, mezzi soprannaturali che cogliamo nel vivere la propria fede religiosa.

·        Educare è procedere sempre avanti in una crescita globale della vita. Si tratta di una crescita non semplicemente intellettiva o formativa, ma vitale e umana. Come diceva Don Luigi Giussani occorre vedere l’educazione come una “introduzione nella realtà, alla realtà totale”.

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

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Aggiornato il: 19 maggio 2010